lunedì 23 aprile 2012
GIUSTIZIA
La cosiddetta ( sottolineiamo cosiddetta) giustizia , in Italia, è la cosa più incomprensibile.
Pur non essendo avvocato, mi sono letto alcuni trattati classici, tra cui uno dei fondamentali, “Il problema della giustizia “ di Hans Kelsen nel qual trattato si illustrano le principale forme.
Credevo che, dopo molti pensamenti il criterio applicato in Italia fosse, come dice Kelsen “il seguace della dottrina pura accetterà come diritto qualsiasi ordinamento, anche il più abbietto, purchè presenti certe caratteristiche formali”.
In Italia accade proprio così ! ll “qualsiasi ordinamento” è un ordinamento dottrinale di tipo marxista (l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro) con varianti ad libitum che ogni giudicante può apportare.
Così tanto libitum che troppo spesso , a parità di prove, i giudizi sono opposti.
Che cosa si può fare ?
La revisione degli attuali codici, di retaggio un po’medioevale ed unpo’ fascista, ci porterebbe lontano nel tempo.
Alcune azioni sono invece di una urgenza spaventosa.
Occorre anzitutto realizzare.
-La divisione delle carriere , così come avviene nei paesi civili.
Non si capisce perché accusa e giudizio debbano attingere dallo stesso serbatoio quasi che un accusato debba essere a priori colpevole salvo pochi “disgraziati” casi in cui si è costretti a lasciarlo libero.
-Elettività dei giudici.
Perché i giudici, attraverso un normale esame di ammissione, entrano in un empireo dal quale niente e nessuno li può rimuovere ( e neppure censurare).
-Rendere reale la responsabilità personale del giudice.
Ogni cittadino è responsabile delle azioni che compie e “paga di persona “.
Perchè i giudici no?
Sono forse appartenenti ad una razza speciale?
-Possibilità di incriminare il giudice per “interpretazione fuori dal buon senso”
Molte sentenze sono basate su una interpretazione della Legge , così stiracchiata che esula dal buon senso comune.
Perché un tribunale di cittadini, scelti in modo assolutamente casuale , non debba rilevare ( o meno ) tale mancanza?
In caso positivo si dovrebbe riportare sullo stato di servizio del giudice un’indicazione di demerito.
Dopo un certo numero di tali indicazioni il giudice andrebbe totalmente rimosso e allontanato dal servizio della Legge per incapacità gestionale:
-Produrre Leggi molto più dettagliate, inclusive di regolamenti attuativi
Questo è compito dei parlamentari che, invece di presentare e approvare Leggi che contengono in loro il diavolo e l’acqua santa, dovrebbero dettagliare maggiormente i vincoli onde restringere le possibilità interpretative ,completando inoltre la Legge con i Regolamenti attuativi studiati da loro (ahimè che fatica !)
-Proibire le circolari esplicative. I chiarimenti devono darli o i Parlamentari o giudici che se ne assumono la responsabilità.
Molto spesso le circolari esplicative allargano il campo dell’incertezza e, quindi , dell’arbitrio.
-Proibire ai giudici di partecipare a dibattiti e/o a scrivere in situazioni che non siano rigorosamente tecniche :
Questo per un fatto che in un dibattito non specificatamente “tecnico” emergono le convinzioni politiche dei partecipanti.
Un giudice che si rispetti ,al difuori della cabina elettorale non deve avere convinzioni politiche perché ingenera subito nei cittadini il dubbio che la giustizia abbia una targa.
-Proibire ai giudici di ricoprire altri incarichi.
I giudici devono essere ben pagati (e lo sono abbondantemente) , non c’è quindi nessun motivo perché debbano assumere altri incarichi con il non trascurabile rischio di trascurare l’incarico principale per cui sono stati assunti.
gian luigi lombardi-cerri
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