mercoledì 4 agosto 2010

PMI E FINANZA

Vediamo di illustrare un meccanismo, troppo spesso negletto da cui derivano, proprio a causa di questa negligenza, risultati esiziali.
E' il meccanismo di vita e di sviluppo di una azienda.
In tutto il mondo industriale una cosa sale continuamente:

il costo della manodopera

Riteniamo personalmente che questo rappresenti un vantaggio per la collettività poiché ne migliora il benessere, ma che questo fatto piaccia o no, rimane un fatto, di cui comunque bisogna tenere conto, a dispetto di chi non ritenga sia un vantaggio.

Questo continuo aumento tende inesorabilmente a far lievitare ì costi del prodotto, a prescindere da ogni altro fattore, come la fluttuazione dei cambi , la svalutazione o quant'altro.
A questo punto le vie teoricamente percorribili sono:

1.-Aumentare la produttività investendo in strumenti produttivi piu' moderni. Questa soluzione , pur essendo vantaggiosamente praticabile, non é detto che possa compensare sempre l'incremento dei costi, in quanto non sempre sono disponibili macchine piu' produttive che possano ovviare al suddetto incremento.
Inoltre l'incremento di produttività o é fatto a
"produzione totale costante",
nel qual caso si crea disoccupazione, e , comunque, non rappresenta una via percorribile all'infinito, o ad
"incremento di produzione" ,
ma, a questo punto occorre disporre di mercati che assorbano questo incremento.

2.- Giocare finanziariamente attraverso

2.1 - Ritardo nel pagamento dei fornìtori
Questo ritardo ha un limite nel fatto che si perdono via via i fornitori piu' qualificati, sino ad un punto di arresto.
2.2 - Anticipo negli incassi
Anche questo fattore ha un limite insuperabile dettato dalla perdita della clientela.
2.3- Giochi finanziari di vario tipo, sui quali non ci soffermiamo essendo numerosissimi e vari, taluni addirittura non precisamente leciti, ma che hanno tutti una fine comune : o l'utile aziendale può coprire interessi e restituzione del capitale oppure si ritarda solamente di qualche tempo la chiusura aziendale.

3.- Collocare lavoro all'esterno (se non addirittura nei paesi sottosviluppati) dove la m.o. costa meno.
Anche questa ( che si può far rientrare nei “provvedimenti tecnologici” ) é una soluzione provvisoria, oltre che spesso, socialmente dannosa (vedasi lo sfruttamento minorile presso aziende estere), anche perché quasi sempre a basso costo di manodopera corrisponde scarsa qualità e scarsa produttività.

Rimane una sola soluzione che non ha limiti davanti a se:

puntare su nuove idee di sviluppo prodotti o, addirittura di nuovi prodotti che permettano, abbandonando "in basso " i prodotti non piu' remunerativi, di guadagnare "in alto" in una fascia di prodotti per i quali il mercato sia disposto a sborsare prezzi piu' elevati ( date le migliori prestazioni dei prodotti stessi), permettendo così il recupero dei maggiori costi.
Con ciò si mantiene vantaggioso per l’azienda, il rapporto prezzo/prestazioni.

Questo non esclude che non si debbano utilizzare , sia pure parzialmente le altre vie ( purché lecite sotto tutti gli aspetti), ma queste devono venire battute solo per sopperire a momentanee carenze di idee.

Naturalmente alla base delle nuove idee sta la ricerca che non deve essere considerata un lusso, ma un'assicurazione per la vita futura dell'azienda.

























lunedì 2 agosto 2010

I PROBLEMI FINANZIARI DELLE PMI

I problemi finanziari delle PMI

Si parla e si scrive sempre più spesso delle drammatiche condizioni finanziarie delle PMI.
Da più parti si pensa a crediti agevolati che , su azione governativa, dovrebbero essere concessi dalle banche.
Val la pena di domandarsi se questa sia la soluzione, tenuto conto che richiederebbe non indifferenti costi per la collettività.
Domandiamoci anzitutto perché la situazione si sta aggravando. La risposta è semplice: la situazione si sta aggravando perché i debitori Enti pubblici e ditte private , per risolvere i loro problemi finanziari hanno pensato e pensano di allungare costantemente i termini di pagamento, scaricando l’onere sui piccoli.
Il risultato è che le PMI si vedono costrette sempre di più a ricorrere alle banche per farsi anticipare almeno una parte degli importi delle fatture.
Tutto questo atteggiamento ha una logica?
Pensiamo proprio di no!
Sarebbe anzitutto il caso di ritornare al tempo dei nostri nonni quando chi decideva di fare una spesa contava prima i soldi che aveva a disposizione e ,nel caso negativo, rimandava il programma a tempi migliori.
Il suggerimento al Governo di “far applicare questa vecchia regola “ vale , in particolare, per gli enti pubblici e para pubblici che , colti da insani entusiasmi, si sono fatti persuadere ad attingere perfino al mercato degli IRS (Interest Rate Swap) che è una delle tante applicazioni della così benemerita “finanza creativa”, autrice diretta della crisi americana e mondiale.
Quindi si invitano i responsabili governativi a obbligare gli enti pubblici a finanziarsi solamente attraverso rendite proprie e certe.
Stabilita che sia questa premessa è possibile risolvere il problema finanziario delle PMI in maniera semplice ed a costo zero per la collettività
Facciamo una brevissima storia.
Nell’anno di nostro Signore 1995 un gruppo di Senatori leghisti ha presentato un PDL nel quale si delineava l’obbligo per tutte le aziende di pagare i fornitori entro 60 GG.
Tanto per cambiare non se ne è fatto di niente, non solo, ma si è derisa , more solito, la Lega, come se avesse proposto una bestialità.
Poco tempo dopo l’Europa ha fatto sua la proposta portando il termine a 90gg
L’Italia ha dovuto recepire con una Legge tale direttiva, Legge che esiste ed è stata approvata, ma a Roma si è bellamente ignorata l’esistenza di tale Legge.
Ricordiamo solo che in Italia i pagamenti vengono dilazionati ad un anno e oltre!
Se si vuole mettere riparo a questa crescente discrasia, non si deve promulgare niente.
Occorre solo che il Ministero del Tesoro ORDINI alla Guardia di Finanza , in concomitanza delle sue visite di controllo fiscale presso le aziende, visto anche che in tali occasioni la GdF prende in mano , come primo documento , le fatture emesse, di verificare la data di pagamento perseguendo con una adeguata contravvenzione non i creditori ma i debitori.
E , stando larghi , multando soltanto i morosi dopo i 120 gg (quindi gli si concede ancora un mese di franchigia)
In tal modo lo Stato ci farebbe anche un guadagno !
Che cosa si risolverebbe in tal modo ?
Semplice !
1.- Le PMI non dovrebbero più farsi anticipare dalle banche una parte dell’importo fatture, indebitandosi.
2.-I creditori non avrebbero l’onere (peraltro molto pericoloso) di denunciare i debitori ritardatari.
3.-Si obbligherebbero una buona volta gli enti pubblici a fare acquisizioni soltanto nel momento in cui dispongano del denaro necessario per pagare evitando in tal modo il ricorso alla cosiddetta “finanza creativa” fonte plurima di disastri economici e finanziari.

Se poi lo Stato volesse dare un ulteriore aiuto alla PMI basterebbe che spostasse il pagamento IVA alla data di incasso fattura.
In tal modo le PMI , se ben gestite, tirerebbero un grande, grandissimo respiro di sollievo.

QUANDO SI TRATTA DI UNA QUALUNQUE IMPRESA

Quando si tratta di una qualunque impresa, sia industriale, che politica, occorre definire gli obbiettivi ed i mezzi per raggiungere gli obbiettivi.
Altrettanto dicasi per la verifica di un’ impresa compiuta.
Occorre sì analizzare criticamente se gli obbiettivi sono stati raggiunti e perché se in tutto od in parte sono stati mancati, ma anche verificare se i mezzi e l’organizzazione adottati per il raggiungimento degli obbiettivi sono stati adeguati e correttamente utilizzati.
Occorre però, a nostro avviso, fare una indispensabile premessa.
Vediamo anzitutto di verificare del perché gli obbiettivi politici generali , in Italia , non sono stati conseguiti a causa di carenze organizzative e poi verifichiamo se queste carenze si sono riscontrate come cause del mancato conseguimento degli obbiettivi leghisti.
In Italia purtroppo, fatto 100 il potere il 90% è detenuto dai burocrati che sono diventati ormai una categoria autoreferente.
Purtroppo a fronte di questo strapotere la categoria dei politici sta diventando sempre più una categoria che rappresenta , salvo pochissime eccezioni, lo scarto della nazione.
Per quale motivo ? Semplicissimo!
Quelli che hanno fatto i parlamentari come parentesi di servizio dopo una carriera professionale di successo trovandosi ad operare in mezzo a logiche assurde e a sistemi basati sostanzialmente sulla tecnica dello sgambetto in cui si ignora totalmente il bene pubblico, e la logica aziendalista si sono rapidamente nauseati del sistema e sono rientrati nel loro mondo irto di difficoltà, ma anche di soddisfazioni.
Per contro coloro che nella vita di tutti i giorni hanno trovato difficoltà a sbancare il lunario hanno accettato e accettano umiliazioni di tutti i tipi pur di rimanere in un ambiente che procura loro potere e denaro che in altro modo non potrebbero mai minimamente avere.
La situazione risulta aggravata per i parlamentari giovani.
Mancando dal mercato del lavoro per una, due o tra legislature perdono esperienza (se mai l’hanno avuta) non sono più aggiornati professionalmente e, pertanto il loro valore , già ridotto, cala in modo preoccupante.
Chi prenderebbe in ufficio un avvocato che da dieci anni non esercita più?
Chi prenderebbe un muratore che da quindici anni non ha più costruito un muro?
E se anche venisse offerto loro un lavoro verrebbero ricompensati con cifre da apprendista.
Ecco quindi che i giovani parlamentari devono accettare le più degradanti situazioni di sudditanza.

In Lega si è realizzata una analoga situazione peggiorata da altri non trascurabili elementi.

1.- Bossi pur dotato di un rude senso politico era ed è assolutamente privo di cultura, nonché di esperienza lavorativa.
In questa situazione è sempre stato geloso (se non addirittura invidioso) di quelli che per capacità e per cultura hanno fatto carriera più di lui.
Allo scopo di non suscitare confronti ha via via scartato tutti quelli che avevano capacità pari o addirittura superiori alle sue.
Seguendo questo criterio ha , a suo tempo dichiarato, che la Lega doveva essere il partito degli attacchini e non il partito degli intellettuali.
L’allontanamento più clamoroso è stato quello di Miglio, con i disastri politici che ne sono conseguiti.
2.-Sempre seguendo la strada delle scelte folli si è fatto imbambolare per attuare le più insensate speculazioni, destinate sin dall’inizio , alla luce di un minimo di conoscenze specifiche, al più clamoroso fallimento.
E non una di queste iniziative ha mancato all’appuntamento del clamoroso fallimento!
Ed, infatti, nessuna si è salvata !
3.-Poiché anche i meno provveduti hanno cominciato ad aprire gli occhi sui disastri prodotti , ecco lo slogan successivo :”largo ai giovani !”.
I giovani hanno il diritto di fare carriera , ma hanno il dovere di farsi esperienza sotto la guida di che l’esperienza l’ha fatta.
Abbiamo visto una intollerabile quantità di “giovani leghisti” investiti di incarichi ben al dilà delle loro capacità.
Ma il “largo ai giovani” aveva lo scopo recondito di cancellare la memoria storica della Lega , dando potere soltanto a “yes men”!
4.-La Lega, come d’altra parte ogni e qualsiasi tipo di struttura, avrebbe dovuto dotarsi di valide procedure organizzative.
Invece tutto si è svolto sotto la spinta della più elementare improvvisazione.
Potrei citare a clamoroso esempio la scelta della rete informatica fatta e gestita da persone che non distinguevano la parola “informatica “ dalla parola “infornatica”.
In ogni caso la scelta delle persone a cui affidare un incarico è stata fatta ascoltando improvvisi impulsi viscerali.
5.-Alle carenze di cui sopra Bossi ha aggiunto la stupida tattica del “divide et impera “. Lo stesso incarico è sempre stato da lui affidato a più persone nella speranza che facendosi reciprocamente la guerra lo lasciassero regnare in tranquillità.
Perfino per il suo eventuale successore ha adottato la stessa tattica, nominando una volta uno, una volta un altro, un’altra volta un terzo, senza mai dire che il primo nominato non contava più.

CHE COSA FARE ALLORA?

1.-Smantellare i quadri dirigenti attuali rei dell’attuale disastro , senza attenuanti alcune.
Smantellare con pressioni dall’esterno e dall’interno.
Gli attuali quadri si facciano dare una cadrega da Berlusconi o da D’Alema a seconda delle loro personali preferenze (tanto desiderano solo quello) e si cavino dai piedi.
2.-Ritornare a certe regole iniziali, mai applicate .
2.1.-Il leghista doveva scegliere tra la carriera organizzativa e carriera politica.
Chi avesse scelto la carriera organizzativa non avrebbe mai potuto candidarsi per incarichi politici ( per evitare il rischio rigorosamente attuato che si creassero i domini elettorali).
Chi avesse scelto di fare carriera politica, dopo due legislature non avrebbe più potuto ricandidarsi , mentre avrebbe potuto applicare le esperienze fatte nella carriera organizzativa.
2.2.- I probiviri avrebbero dovuto avere potere di esame e di eventuale veto alle proposte di espulsione , entrando nel merito sostanziale oltre che formale.
2.3.- Le spese per ogni iniziativa dovevano essere preventivamente coperte (altro che il folle acquisto della sede di Bellerio)
3.- Creare per elezione dalla base un corpo di “Ministri” nazionali e federali dotati di assoluto potere organizzativo.
Questi ministri dovrebbero durare in carica un limitatissimo numero di anni e dovrebbero eleggere tra di loro un “Primo Ministro” che dovrebbe rimanere in carica non più di un anno ( altro che l’erede di Bossi !)

GIUSTIZIA 2

GIUSTIZIA E’ FATTA ?

Statistica annuale della Suprema corte.
Ogni anno , all’inizio, la Suprema Corte , nella persona del Procuratore Generale, traccia una panoramica dell’anno giudiziario appena trascorso e formula una serie di suggerimenti che tutti, a cominciare dai giudici, si affrettano a mettere nel dimenticatoio, poichè la sola semplice presa visione della situazione, senza necessità di trarre altre conclusioni , dovrebbe suonare a massimo disdoro della categoria di chi “ garantisce giustizia”.
Durante questo”discorso della corona” viene fornita la percentuale dei “reati impuniti”.
Questa percentuale , nel volgere di pochi anni, ha oscillato in maniera politicamente sospetta dall’82 al 94%, senza che venisse fornita una sia pur grossolana spiegazione dei motivi delle variazioni.
Il sospetto deriva tra l’altro dal fatto che , con l’avvento del governo di sinistra la percentuale è scesa di quasi 10 punti per dare forse l’impressione che “marxismo regnante” tutti diventano più buoni.
Per chi ha nel sangue la tecnica dell’indagine scientifica viene spontaneo il fare alcune considerazioni.
Prendiamo brutalmente una percentuale intermedia : l’88% di reati impuniti.
Se a questa percentuale aggiungiamo i reati non denunciati per marcata sfiducia nella giustizia, e stimiamo tale percentuale pari al 4-5% , abbiamo una percentuale di reati impuniti, ammontante al 92-93%.
Da un recente sondaggio di Datamedia risulta che solo il 15% degli italiani si considera soddisfatto del comportamento della “giustizia” , mentre lo zero (dicasi zero) si considera soddisfatto se ha avuto a che fare con le aule dei tribunali (imputato o meno).
Vogliamo essere generosi accettando i risultati del sondaggio solo al 50 %.
Avremo quindi che sul 100 % dei reati si ottiene giustizia solo per il 4-3.5%.
La giustizia, ivi comprendendo anche le forze dell’ordine ci costa poco meno che 30.000 MLD all’anno.
Non sarebbe forse più conveniente mandare tutti a casa , risparmiando così la bella sommetta di 30.000 MLD ( senza voler aggiungere gli enormi costi a carico dei cittadini per carte da bollo, spese di avvocati, tempo perso et similia), accettando un 4-5% in più di reati impuniti ?.
Voi direte e per il processo civile? Il civile lo si risolverebbe in maniera più economica e decisamente migliore attraverso gli arbitrati che , tra l’altro, stanno prendendo sempre più piede ed i cui costi sono sicuramente compensati dalle minori spese a carico dei cittadini di cui abbiamo più sopra fatto cenno tra parentesi.
Se ci si prende la briga di esaminare i contratti di una certa importanza si vede con frequenza crescente , indicare l’arbitrato come mezzo risolutivo delle vertenze.
Con l’arbitrato , infatti, ci se la cava nel lasso massimo di tempo di un paio di anni (due anni rappresentano una vera eccezione ), con costi accettabili e con un giudizio formulato secondo logica e non secondo forma.

Ma è giustizia?
Ciò che rimane dopo tanto disastro sono i cosiddetti “reati puniti”. Ma con questi reati puniti è stata fatta giustizia.?
Lo dubitiamo fortemente.
Accade , troppo spesso , che in prima istanza un “reo” venga assolto e condannato a trent’anni in seconda istanza. O viceversa.
Davanti ad una così antitetica soluzione i casi possibili sono solo due .
O uno dei due collegi giudicanti è costituito da incapaci che dovrebbero essere mandati subito a zappare la terra oppure la Legge è così vaga che a zappare la terra dovrebbe essere mandato che l’ha stesa e presentata.
E ancora.
Sono sotto gli occhi tutti sentenze che gridano vendetta al cospetto di Dio, per le quali anche essendo assolutamente ignoranti in materia di Diritto non è possibile essere d’accordo con i giudici.
Tipico esempio quel povero padre accusato ( e condannato) di stupro compiuto sulla figlioletta quattrenne per scoprire , in un secondo tempo che la povera bambina era affetta da cancro al retto , diagnosticato oltretutto , grazie all’illuminata sentenza , con irreparabile ritardo.
Sarà stata, è ben vero,colpa dei periti medici,ma chi ha emesso la sentenza non ha avuto sentore che qualcosa non quadrava?
O quell’altro esempio di genitori cui era stata tolta la patria potestà solo perché vivevano in uno stato di grande povertà (ma con grande dignità ed affetto di tutti i figli).
Per contro non passa giorno che emeriti delinquenti se la cavino con patteggiamenti ed altre simili diavolerie o, addirittura vengono spediti a casa dopo breve tempo, “per buona condotta” mentre poveracci, magari colpevoli di furto di una mela vengono condannati pesantemente con la frase “dura lex sed lex” che , in Italia può entrare a pieno diritto nel vocabolario delle frasi fatte. E che , tutte le volte che viene pronunciata sottintende “so bene che ho emesso una sentenza del cavolo, ma, preso dall’ingranaggio non ci posso fare piu’ niente”.
L’esempio più clamoroso è rappresentato dalla persistente galera dei”serenissimi” che ,salvo le idee, non hanno mai fatto male ad una mosca.

Non è ammessa l’ignoranza della Legge
Un articolo del Codice (non mi ricordo più quale) recita “Non è ammessa l’ignoranza della Legge”. Ma che regole sono mai queste per le quali non solo il semplice cittadino le ignora quasi totalmente, ma perfino gli avvocati, perfino i giudici le ignorano ?
E più si accatastano le Leggi è più aumenta la generale non conoscenza delle medesime, talchè è possibile ai “dritti” o agli specialisti di un particolare settore, navigare impunemente tra le maglie della logica formale, utilizzando Leggi, fatte apposta per farci un bellissimo slalom.
Nelle Leggi, anzitutto, sono privilegiati gli aspetti formali e poco o niente gli aspetti sostanziali.
Una regolamentazione che privilegi il formale è destinata a favorire i disonesti e a penalizzare gli onesti.
Perciò succede che un individuo viene giudicato “assassino” da un giudice e “innocente” da un altro.per cui si può passare indifferentemente da trent’anni di galera a zero anni.
Una Legge è un insieme di regole.
Allorché , nel modo del lavoro (dove si cerca di operare seriamente e senza preconcetti) , si pensa ad una nuova regola o ad un insieme di regole da emettere è prassi organizzativa :
1.- Pensare come e con quali strumenti è possibile controllare l’applicazione oggettiva di tali regole .
2.- Determinare i limiti di ogni regola con grande chiarezza e precisione talchè il campo di interpretazione soggettiva risulti il più ristretto possibile.
3.- Redigere le regole con un linguaggio comprensibile ai soggetti di tali regole.
Senza la rigida osservanza di questi tre dettami l’insieme delle regole non vale la carta su cui è scritta o, peggio, diventa strumento di arbitrio.
Senza tediare con particolari commenti si prenda , a caso, un qualunque testo di legge vigente in Italia e si tirino le conclusioni dopo un’accurata lettura.

Paese in cui si ha la certezza del diritto
Si dice pure che viviamo in un paese in cui si ha la “certezza del Diritto”. Diremo piuttosto che si ha la “certezza del Dritto”. Quando assistiamo infatti spessissimo a sentenze antitetiche se vogliamo ( e lo vogliamo) escludere un fatto di malafede, non possiamo concludere che in questo paese può tranquillamente e indifferentemente (a pari, amplissime conoscenze dei fatti e del diritto) essere assolto un reo e condannato un innocente.
Perché accade tutto questo ? Perché nella stesura delle Leggi e dei relativi Regolamenti si rimane volutamente nell’incertezza e gli aggettivi e gli avverbi vaghi si sprecano.
Perfino nelle Leggi chiare e inequivocabili alla fine viene messa una parolina che rimescola le carte e riporta tutto nel vago.
Mi è capitato, a titolo di esempio ( volutamente cito un fatto abbastanza tecnico) di vedere la Legge di recepimento di una Direttiva Comunitaria sui recipienti per bollitori. In questa Direttiva vengono riportate con chiarezza le regole per i costruttori.
Alla fin fine l’ignaro costruttore sarebbe portato a dire: “ se opero secondo le regole previste sono a posto! “ Nemmeno per sogno. Il solito diavoletto nella Legge di recepimento ha messo un articoletto che suona così:”Comunque il costruttore rimane sempre responsabile.”
Ed a questo punto anche il costruttore più rispettoso della Legge è bello che sistemato.
Altro esempio è rappresentato dall’articolo del Codice della strada che parla di “velocità” pericolosa.
Nessuno può sapere a priori a che velocità andare per non finire sotto processo e magari anche condannato, poiché potrà trovare sempre qualcuno che lo potrà incastrare.
A riprova del fatto che tutto il marchingegno di Leggi, Regolamenti e Procedure non è fatto per il cittadino , ma per meglio raggirare i sudditi , nessun cittadino si può difendere da solo in Tribunale.
Per quale motivo ? Molto semplice : perché il normale cittadino adopererebbe la logica, mentre , nella maggior parte dei casi dibattimentali viene adoperata l’antilogica.
Esempio. E’ logico che il cittadino, a casa sua ha tutti i diritti “naturali” di difendere se stesso, i propri familiari ed i propri beni , con tutti i mezzi a sua disposizione?
L’antilogica dice di no ed introduce il fumoso concetto di eccesso di difesa , per cui dal colpo di cannone al buffetto sulla guancia usati per difendersi , non si ha mai la sicurezza di aver operato correttamente.
Lo stesso criterio, anche perché sempre di Leggi si tratta, viene utilizzato per il comparto fiscale.
Negli USA, allorché un qualunque funzionario pubblico tende ad abusare del proprio potere il cittadino , gonfiando il petto di giusto orgoglio dice “ Be carefull, beacause I am a taxpayer!” “ Attenzione poiché sono uno che paga le tasse!” .In Italia la risposta sarebbe :” Sì fino a tanto che Io, funzionario pubblico , chiudo un occhio, diversamente ……” .Questo perché non esiste per il cittadino la certezza di inattaccabilità in quanto rigorosamente operante secondo la Legge.
Se si volesse trarre una conclusione di carattere filosofico si potrebbe dire :
Per dominare un popolo occorre che ogni individuo si senta perennemente in istato di peccato, con il timore di venire in ogni istante colpito dalla “giusta “punizione.




Il codice penale . Concetti di base.
Davanti a tale sfascio riteniamo interessante sviluppare una certa analisi di base.
I Giudici, nell’operare adoperano i Codici.
Quale dovrebbe essere la logica che guida gli estensori , nonchè gli applicatori del codice?
Il comune buon senso che , trova ( o dovrebbe trovare) nei Codici la sua razionale ed organica strutturazione.
In altre parole una Legge dovrebbe rappresentare “la formalizzazione del buon senso”
Orbene dalla lettura delle motivazioni delle sentenze appare in maniera solare che, nella maggior parte dei casi, il comune buon senso è latitante.
Basterebbe riandare col pensiero ai passi preliminari del processo relativo alla matricida di Novi Ligure ed al suo complice per toccare con mano la follia logica della “logica processuale”, talchè appare evidente agli occhi di tutti che oggi costa di meno (sia pur fatte le debite proporzioni) ammazzare la propria madre che ammazzare un cane.
La cosa interessante ( e se mi permettete scientificamente ridicola ) è che le pene comminate, più le aggravanti, meno le attenuanti sono derivate da numeri che non hanno nessun fondamento, per di più con possibilità di variazioni tali ( a giudizio del giudice) che se si estraesse a sorte il numero di mesi di pena da comminare si avrebbe una enormemente maggiore probabilità di andare vicini alla verità .
Il caso risulterebbe sicuramente più giusto ed efficiente dei giudici.

L’applicazione delle pene.
Riteniamo che l’obbiettivo principale , nel colpire il reo, è (m o dovrebbe essere) non tanto quello di fargli scontare la pena corrispondente al reato, quanto colpire in maniera crescente la recidiva.
La pericolosità sociale, infatti è strettamente legata alla recidiva.

Un ladro occasionale è, evidentemente, meno pericoloso di un ladro sistematico.
Riteniamo pertanto che la soluzione potrebbe essere quella di una scala discreta di pene, piuttosto orientata verso il basso, nel senso di operare con mano proporzionalmente leggera sui primi reati , ma crescere pesantemente con i reati successivi.
Ad esempio, per i furti , sino a 5 milioni , per il primo furto dare 1 mese di pena
Per il secondo furto 2 mesi, per il terzo 4 mesi e così via.
Per la fascia da 6 a 50 milioni 1 anno, il furto successivo 2 anni e così via
Se uno ruba prima 5 milioni e poi 50, si becca 1 mese per il primo furto e 2 anni per il secondo
Se uno ruba 50 milioni per il primo furto e 5 milioni per il secondo si becca 1 anno e 4 mesi.
Questa scala , naturalmente , costituisce una proposta di metodo e non numerica.
A questo punto interviene la rapidità.
Sino ad un certo livello di pena, se le prove sono schiaccianti, la pena dovrebbe venir comminata a livello di polizia.
Naturalmente il reo può ricorrere e adire ad un Tribunale.
Se il Tribunale lo riconosce colpevole , si becca un’aggravante di pena , se lo ritiene innocente il responsabile di polizia che gli ha comminato la pena iniziale, riceve una nota negativa sul suo stato di servizio.
Dopo un certo numero di note negative il funzionario viene allontanato dal servizio dello Stato.
Il giochetto può essere rivolto anche verso i giudici, come vedremo più avanti.


I minorenni
Uno degli elementi importanti del codice penale è quello relativo ai reati commessi dai minori.
Sarebbe il caso di ridurre anzitutto il termine della minore età ad almeno 10 anni, poiché i ragazzi a quella età , specie quando commettono un crimine, sanno bene quello che fanno.
Questo provvedimento ridurrebbe sensibilmente lo sfruttamento da parte degli adulti, consci che un minorenne anche su un reato grave come il furto o lo spaccio di droga, quando viene sottoposto a condanne, subisce condanne risibili .
E’ vano , infine sproloquiare sulla pressocchè totale influenza dell’ambiente sulla reità dei giovani.
Questo assunto cozza con la realtà in quanto oggi non pochi giovani appartenenti alle cosiddette buone famiglie diventano delinquenti per infinite ragioni, ma sopratutto, per una precisa scelta di scorciatoia verso un maggiore benessere.

Gli psicologi
Una categoria da utilizzare come semplici consulenti, con parere non vincolante è quella degli psicologi.
Occorre precisare, anzitutto , che la psicologia non ha nessuna delle caratteristiche che permettono di definire una scienza : capacità previsionali, con esiti oggettivamente misurabili , ottima ripetitività sperimentale, definizione di regole generali oggettivamente valutabili.
La psicologia è diventata una parascienza, soggetta ad interpretazioni politiche, per cui ( e non a caso) si sostiene che l’autore di delitti non è responsabile in quanto “è la società che lo ha traviato” (teoria del “buon selvaggio “ che non ha nessun riscontro in natura poiché per madre natura non esiste il buono o il cattivo, ma esiste solamente chi percorre un tracciato evolutivo foriero di un avvenire e chi batte una strada evolutiva senza successo).
Chi d’altronde sostiene la colpa della società nei reati non si capisce perché non mantenga tale logica nei fatti positivi.
Io sono bravo per esclusivo merito mio , e se sono cattivo la colpa è degli altri.
Purtroppo, in sede processuale, i giudici tengono gli psicologi nella stessa considerazione di chi fornisce dati e dimostrazioni matematiche.

L’espiazione delle pene.
Sull’argomento espiazione delle pene si potrebbe scrivere un romanzo.
Abolita la pena di morte (senza peraltro interpellare i cittadini), si sta discutendo di abolire l’ergastolo, ma già oggi vi sono rari esempi di persone che scontano i trent’anni e sono per lo più coloro che non fanno notizia : Ugo Ciappina , della “banda di via Osoppo” che, pur non avendo né ucciso ne ferito nessuno se li sconta tutti senza che nessuno si sogni di venirgli incontro.
Qui è opportuno sviluppare un po’ di ragionamenti. E’ pur vero che il carcere ha funzione redentiva, oltre che punitiva, ma vale la pena di domandarsi, statistiche alla mano, la percentuale di redenti. Se tale percentuale , come appare in realtà, risulta di qualche unità riterremmo logico un rapporto analogo sul peso punizione/redenzione.
Tuttavia, al difuori di queste considerazioni, non si vede perché uno, salvo errori giudiziari e salvo una condotta particolarmente eccellente non debba scontare tutta la pena, in carcere e non ai comodi arresti domiciliari.
Per coloro che lamentano la scarsità di patrie galere vorremmo ricordare che uno Stato in guerra realizza rapidamente luoghi di detenzione collettiva per centinaia di migliaia di persone che non avendo fatto nulla di male se non di servire la propria patria hanno il diritto ad essere trattate leggermente meglio di uno che ha commesso un reato . Quanto al trattamento dei prigionieri la Croce Rossa Internazionale avrebbe sempre e comunque grandi possibilità di controllo.
La cosa più allarmante è costituita dal fatto che oggi più uno è provatamente un delinquente e più viene trattato con i guanti.
Al dilà di altri, non difficili sospetti, viene dato da pensare che qualcuno, detentore del potere , abbia deciso che più i cittadini normali soffrono non per colpa loro , e meglio è, forse nella speranza che acquistino meriti per il Paradiso..

I giudici non rispondono mai dei loro misfatti.
E’ sicuramente corretto che i giudici non possano essere sottoposti al controllo di una qualsivoglia autorità politica o amministrativa salvo che al Supremo consiglio della Magistratura.
E’ tuttavia altrettanto vero che anche il più “santo” degli individui se non è sottoposto al controllo per ogni sua azione, tende fatalmente a sentirsi al disopra di ogni regola ed a pensare e a comportarsi da semidio.
Non per nulla i giudici di oggi hanno formato una specie di casta che rifiuta sempre più ogni contatto , specie se critico, con l’esterno. Questa casta è ormai unico giudice di se stesso.
I giudici di oggi neppure sono sfiorati dal pensiero di che cosa pensa il cittadino comune del loro comportamento e tendono sempre più a filosofeggiare sulle Leggi solo parzialmente loro imposte dal Parlamento.
Perché “parzialmente” ? Perché tra le più o meno notevoli varianti di una Legge apportate dai burocrati e le personalissime interpretazioni dei giudici, del pensiero originale rimane ben poco.
Solo parzialmente oltretutto anche perchè con il supporto indiretto degli avvocati (altra semicasta) e diretto dei burocrati, i giudici continuano a giocherellare con qualcosa che si distacca sempre più dal reale e dal giusto.
Per loro ormai “giusto” è la Legge da loro interpretata “ingiusto” è tutto il resto, anche l’evidenza.

Proposte per un controllo dell’operato dei giudici
Il primo passo da farsi sarebbe quello di vietare ai giudici di contattare la stampa in un qualunque modo o forma.
Se la stampa vuole conoscere il pensiero di un giudice non ha che da leggersi le motivazioni delle sentenze.
Il secondo passo sarebbe quello di vietare ai giudici di esprimere il loro pensiero politico, fatta eccezione per il mezzo del voto.
Terzo punto. Si è detto sopra che, correttamente i giudici devono essere indipendenti sia dal potere politico che dal potere burocratico.
Ma devono essere indipendenti dal giudizio dei cittadini? Pensiamo proprio di no.
Sarebbe opportuno ricordare che qualunque Legge dovrebbe essere la formalizzazione di un principio di buon senso , condiviso dalla maggioranza dei cittadini.
Ecco quindi la possibilità.
Un giudice ha emesso una sentenza. Tale sentenza pur rientrando nella Legge (ma le Leggi ammettono una così vasta latitudine di interpretazione che contemplano tutto ed il suo contrario) è secondo il buon senso comune?
Qualunque cittadino deve essere messo in grado di appellarsi. Se il suo appello risulterà positivo , bene, diversamente dovrà essere condannato ad una multa così salata da fargli passare la voglia di attaccare un giudice senza un buon fondamento.
Appellarsi davanti a chi? Davanti ad una commissione di almeno 50 cittadini scelti a caso tra una lista di nomi tra le persone dotate delle seguenti caratteristiche:
1.-Non aver subito condanne penali
2.-Aver superato i 40 anni
3.-Non aver mai giudicato la stessa persona
4.-Non aver mai giudicato per più di tre volte in 3 anni
Queste caratteristiche danno la garanzia di pacatezza di giudizio e di impossibilità di frodi a danno di un giudice.
Questa commissione, assistita da un avvocato in qualità di puro consulente, dovrà stabilire se, a suo parere il giudice ha sentenziato secondo il buon senso oppure no.
Se la risposta è positiva, paga il denunciante.
Se la risposta è negativa si scrive una nota negativa sullo stato di servizio del giudice.
Dopo X note negative (non faremo una guerra per stabilire il numero purchè abbia un senso logico) il giudice non solo sarà allontanato dalla Magistratura, ma gli sarà impedita qualsiasi attività nel campo legale (anche, perciò , di esercitare come avvocato).
Siamo certi che con questo tipo di controllo raramente si verificherebbero casi di interpretazioni “ad libitum”.

Proposte per una semplificazione del codice
Una delle caratteristiche fondamentali del sistema della malagiustizia , sono i ritardi.
Non si capisce bene il perché, ma i ritardi sono proporzionali alle pagine scritte per arrivare alle sentenze.
E queste pagine raramente chiariscono le situazioni. Anzi.
A nostro modesto avviso i Codici e le Leggi sono fatte apposta per complicare le cose.
Abbiamo la sensazione che dal tempo di Renzo Tramaglino i progressi siano stati di tipo gamberesco.
Vediamo anzitutto le pene.
Sembra che le pene comminate per un reato siano il frutto di complicatissimi algoritmi che diventano ancora più complessi se vi si aggiungono le sottrazioni dovute alle attenuanti e le aggiunte dovute alle aggravanti.
Il risultato finale è che gli innocenti o i semi colpevoli sono in galera ed i colpevoli sono a spasso tranquilli.
Questo significa che tutto quel marchingegno denominato pomposamente “diritto”, andrebbe piuttosto chiamato “distorto”, poiché rappresenta la quintessenza dell’illogicità, della disorganizzazione , in poche parole dell’ingiustizia.
Vediamo di analizzare brevemente il problema. Che cosa vuole la logica, davanti ad un reo.
Vuole anzitutto che il reo sia punito per logica del contrappasso e per deterrenza e che la punizione comminata sia scontata tutta, senza eccezioni.
Vuole, in seconda istanza , che il reo non commetta un secondo reato ( evitare la recidiva).
Vuole in terza istanza (ma solo in terza istanza) che il reo, una volta scontata la pena , si converta e diventi una persona normale (uno dei segreti più segreti è la percentuale di ex rei divenuti persone oneste. Segreto che rimane tale poiché ci viene dato da sospettare che la percentuale sia così bassa, che se risaputa manderebbe a spasso una valanga di persone che sulle possibilità di conversione ci marciano e ci campano).
A nostro modesto avviso riteniamo che i presunti rei andrebbero divisi in due grandi categorie :
i rei beccati con le mani nel sacco , ossia i rei “senza discussione ” per i quali la pena “standard” andrebbe comminata subito , velocemente, senza tante discussioni. Pena che andrebbe raddoppiata nel caso si trattasse di recidiva.
I rei sui quali pesano sospetti più o meno documentati. Per questi si dovrebbe procedere ad un normale dibattito, ma senza troppi arzigogolamenti.
Le Leggi dovrebbero poi essere redatte in maniera tale che il campo di valutazione sia sufficientemente ampio, ma non così vasto come l’attuale che prevede tutto ed il suo contrario.
Indubbiamente , poichè siamo in un campo in cui interviene la psiche umana, non è possibile determinare regole ferree.
Occorre tuttavia che il campo di valutazione soggettiva sia ristretto entro limiti accettabili.
Naturalmente sulla testa dei giudici dovrebbe pendere sempre la mannaia di una possibile denuncia “per aver sentenziato contro il buon senso comune”.

Conclusioni

Quali conclusioni si dovrebbero trarre, dall’insieme delle considerazioni più sopra svolte?
Conclusioni sconsolanti. Una purtroppo di particolare rilievo. I parlamentari eletti non sono neanche sfiorati dal problema , troppo preoccupati di curare con frasi ed interventi ad effetto il proprio orticello elettorale.
Questo conferma quanto abbiamo già avuto occasione di scrivere.
Gli eletti se ne guardano bene dal fare “ la volontà del popolo”. Qualcuno, più autoritario tenta di fare “il bene del popolo”, la massa batte la strada del fare “il proprio bene”.

RISCALDAMENTO DELLE ABITAZIONI

RISCALDAMENTO delle abitazioni

Uno dei problemi di grande importanza è costituito dal riscaldamento delle abitazioni.
Coloro che devono installare un nuovo impianto o sostituire il vecchio si trovano davanti ad importanti problemi di scelta.
Che fare ?
Le informazioni che si danno in Italia, al proposito, sono, troppo spesso tendenziose, talchè è facile imboccare strade errate dalle quali è praticamente impossibile tornare indietro.
Nello scritto che segue è mostra intenzione fornire un insieme di concetti e di avvertimenti volti ad impedire di commettere grossi errori, e, soprattutto, di credere a colossali menzogne dette da chi ha interesse a spingere una certa soluzione.
In Italia, infatti, more solito, ambientalisti da strapazzo e pseudo tecnici trinciano sentenze ad ogni passo con scarsa conoscenza della reale consistenza dei problemi..
Iniziamo evidenziando uno studio che, pur potendosi criticare per alcuni dati, ha tutti i crismi della serietà scientifica nel suo svolgimento.
Il Politecnico di Torino nel documento richiesto dalla Provincia di Torino e redatto dai professori
G.V. Fracastoro e A.M. Barbero nonché dall’Ing. F.Baccon
“Requisiti tecnici per impianti a pezzi di legno di potenza < di 60 kw “
fornisce un quadro qui di seguito riportato valutando le caratteristiche basilari dei combustibili usati per riscaldamento, e può essere sintetizzato con la tabella riportata.
Ecco il documento.
• Vedasi ALLEGATO di un BANDO DIRETTO ALLA CONCESSIONE DI CONTRIBUTI IN CONTO CAPITALE PER LA REALIZZAZIONE DI IMPIANTI ALIMENTATI A BIOMASSA SUPERIORI A 350KW REQUISITI TECNICI PER IMPIANTI A CIPPATO SUPERIORI A 350 kW A cura del Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino : Prof. G.V. Fracastoro Prof. A.M. Barbero
www.provincia.torino.it/ambiente/file-storage/download/energia/...
Rilevanza: 3% - Dimensione: 552.84 kb - Data: 02-07-2009


Combustibile Capacità temica COSTO Rendimento tipico
MJ/kg MJ/m3 €/kg €/m3 €/GJ
Gasolio 42.7 0.85 20.0 85
Metano 34-35 ** 0.53 15.4 85
Olio BTZ 41.0 0.23 5.6 80
Legna in pezzi 12.6 0.1 7.9 80
Pellets 16.9 0.3 17.7 85
Cippato 16.7* 0.05 3.0 85
*sul secco, valore medio generale
**riferito a m3 standard
“Requisiti tecnici per impianti a pezzi di legno per potenza <60 kw”
www.fire-italia.it/forum/pellet/all_fino_60.pdf

Da questa tabella appaiono chiaramente gli elementi base della convenienza.
Sulla scorta di questi elementi si forniranno alcuni dati e considerazioni aggiuntivi nonché alcune nostre critiche.
Esaminiamo però , anzitutto, i combustibili fondamentali, valutandone pregi e difetti di utilizzo.

1. Legna in pezzi
La legna in pezzi e il cippato (costituiti dai rami opportunamente tritati) rappresentano i combustibili più convenienti per riscaldarsi
Per chi possiede un bosco non è neppure necessario affaticarsi per fare confronti
Scaldarsi bruciando legna o cippato è conveniente al difuori di ogni ulteriore considerazione!
Vediamo di inquadrare il problema in modo più generale.
La superficie boschiva italiana ammonta a circa 10ML di ha.
Stimando una produzione media di 60 t/ha si ha una produzione potenziale di 600ML di tonnellate circa di legname.
Poiché il ciclo di una pianta si può considerare ventennale la potenzialità annuale diventa di 30 ML di tonnellate.
E’ tutta reale questa potenzialità?
No perché molte aree boschive presentano accessibilità ridotta o addirittura nulla.
Stimando una riduzione dovuta all’inaccessibilità pari al 15% si ha una disponibilità reale sul posto di taglio di 25.5 tonn/anno.
Occorre tuttavia fare un ulteriore sconto.
Vi è una vasta gamma di utenti potenziali che, per la loro ubicazione non possono e non potrebbero utilizzare legna grezza o cippato ( ad esempio gli abitanti di condomini cittadini per evidenti problemi di trasporto spicciolo).
Ergo la potenzialità usabile scende tra 20-21 ML di tonnellate /anno.
Poiché il consumo attuale è di circa 19 ML di tonn il margine di espansione di mercato è molto prossimo a valori trascurabili.
Una non piccola limitazione nell’uso della legna in pezzi è costituita dalla pratica impossibilità di alimentare le caldaie con sistemi automatici, per cui il combustibile va trasportato giorno per giorno manualmente e pure manualmente va caricata la caldaia.
http://docs.adiconsum.it/documenti/doc2_56.pdf
www.apat.gov.it/site/_files/Pubblicazioni/Stima_dei_consumi_di_legna_da_ardere
Situazione migliore è presentata dal:

2.-Cippato.

Più utilizzabile della legna in pezzi risulta il cippato a condizione che sia ricavato dalle ramaglie, ossia da scarti di legname e quindi che rappresenti un “recupero di scarto”.
E’ quindi assurto pensare di cippare legno altrimenti e meglio utilizzabile.
Non si riesce tuttavia a capire perché in Italia, fatta eccezione per la regione Trentino-Alto Adige e per qualche altra piccolissima area geografica, il taglio degli alberi , per ricavare legname non venga effettuato con l’imposizione , in sede di gara, di cippare sul posto i rami , con il relativo trasporto a valle invece (more solito) di imporre l’accatastamento dei rami ai margini del bosco in attesa di uno smaltimento naturale che può facilmente durare anche oltre i 30 anni.
Si tenga presente che sotto i rami tagliati non cresce assolutamente nulla e non si concima il terreno, almeno nell’immediato.
Tra l’altro l’operazione di cippatura può essere fatta agevolmente sul posto di taglio essendo disponibili apparecchiature da collegare direttamente balla presa di forza dei trattori.
Naturalmente i prezzi della legna e del cippato sono strettamente legati al grado di essiccazione e così pure il loro potere calorico.
A differenza della legna in pezzi il cippato ha naggiori possibilità di sviluppo perché :

a.- è possibile effettuare il caricamento automatico delle caldaie
b.- poiché i rami rappresentano in peso circa il 50% del peso della pianta se venisse generalizzato l’obbligo per gli appaltanti di cippare in loco i rami , trasportando a valle il cippato si disporrebbe di maggiori e notevoli quantità di combustibile con il vantaggio gratuito di tenere puliti i boschi.


3.-Pellets
www.fire-italia.it/forum/pellet/all_fino_60.pdf

I pellets sono cilindretti di segatura pressata, prodotti dagli scarti industriali del legno.
Vengono prodotti dalla segatura risultante dalla lavorazione del legno, opportunamente essiccata e pressata ad alta pressione.

Il pellet è un combustibile ecologico ed è una fonte di energia rinnovabile.
E’ opportuno avere ben presente che i pellett ricavati da vecchi mobili , opportunamente tritati sono tutt’altro che ecologici, e , in più, sono particolarmente dannosi alla salute perché durante la combustione emettono fumi tossici prodotti dalle vernici contenute.
Grazie alle qualità fisiche della lignina, componente della legna, non è necessario aggiungere alcun tipo di legante o di additivo.
I pellets , che in generale hanno un diametro di circa 6 mm, trovano impiego sia in stufe per singoli locali che in caldaie per riscaldamento centralizzato.
La materia prima del pellet ecologico è composta da:

60% legno naturale duro
40% legno naturale tenero

Buoni pellet di legno presentano un'umidità residua minima - ciò comporta un elevato potere calorifico e ridotti valori di emissioni.

Alcune altre annotazioni.
2 kg Pellet valgono ca. 1 Litro di olio combustibile
650 kg Pellets occupano ca.1 m³ di spazio
3 m³ Pellet occupano lo spazio di ca. 1000 di olio combustibile
Vantaggio della soluzione pelletts , nei confronti della legna è dato dalla possibilità di alimentare anche piccole caldaie (familiari) con dipositivi automatici , talchè è possibile operare con una scorta di 2-3 gg.
E’ in continua discussione il prezzo del pellett che oscilla tra i 3,5 ed i 5€ per il sacco da 15 kg.
Non c’è da meravigliasi !
A parte gli aumenti stagionali è da tenere presente che mentre l’offerta è tecnicamente rigida (ossia la quantità di segatura disponibile è fissa) , la domanda è crescente in funzione dell’esaltazione che si fa con i mezzi di comunicazione, “della bontà dei pelletts” .
Non è quindi lontano il momento in cui i pelletts non saranno più convenienti.
Teniamo ben presente che nello sfruttamento della segatura di scarto sono in concorrenza oltre i vari fabbricanti di pelletts anche i fabbricanti di pannelli per mobili.

4.-Olio BTZ

Il petrolio BTZ (Basso Tenore di Zolfo) è stato usato per molti anni e, essendo uno scarto di raffineria , costa poco .
Purtroppo è una causa rilevante dell’inquinamento invernale delle grandi città e, inoltre, ha costi di manutenzione impianti , camini compresi, abbastanza alti.
Poiché gli impianti di riscaldamento a BTZ sono prevalentemente costituiti da grandi impianti per il riscaldamento di locali pubblici,la cui sostituzione richiederebbe rilevanti spese, le amministrazioni preferiscono addossare la colpa dell’inquinamento invernale alle automobili…..

5.- Metano 6.-Gasolio

Questi due tipi di combustibile hanno alcuni vantaggi comuni rispetto agli altri combustibili.
Il primo vantaggio è quello di un inquinamento sensibilmente più basso.
. Non dimentichiamo che se la combustione del legno rende all’ambiente quanto gli alberi gli hanno sottratto, in termini di CO2 , non altrettanto si può dire in merito alla diossina , di cui la combustione del legno abbonda, dato il relativamente basso controllo della qualità della fiamma.
Un altro non trascurabile vantaggio è dato dai bassi costi di pulizia e di manutenzione.
Un terzo vantaggio è quello di disporre di un magazzeno combustibile illimitato per quanto riguarda il gas e di capacità annuale per quanto riguarda il gasolio.
Ed ora veniamo al confronto tra i due.
Il gasolio presenta, nei confronti del metano il vantaggio di potersi approvvigionare da fornitori diversi , e quindi in costante concorrenza tra di loro, mentre il metano una volta che il fornitore ha acquisito il cliente sa che non potrà essere messo in concorrenza ad ogni fornitura.
Vi è inoltre un altro vantaggio a favore del gasolio : si è in grado di effettuare il pieno nel periodo dell’anno e/o di mercato più conveniente, mentre i fornitori di gas adeguano il prezzo istantaneamente, cosi come fanno i distributori di benzina.
Un ulteriore svantaggio del gas è dato dal fatto che le caldaie condominiali devono essere installate in locali fuori dall’abitazione per evidenti motivi di sicurezza nel caso di fughe.
In Italia le cose segrete sono rese pubbliche in tempi brevissimi, mentre le cose pubbliche sottostanno a inspiegabili condizioni di segretezza.
Uno dei misteri è rappresentato dai prezzi FUORI TUTTO dei combustibili da riscaldamento.
Anzitutto porrò il caso del sottoscritto, non perché io sia di una qualsiasi importanza , ma perché il sottoscritto vive e compra combustibile in una zona che si avvantaggia di una sconto di ben 0.129 €/litro pagando 0.98 €/litro
Confrontare con quanto indicato nei sitti sotto segnati.

http://www.sosconsumatori.it/prezzi_gasolio_riscaldamento.htm
http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/prezzimedi.asp?prodcod=3&anno=2009
Come dicevamo poch’anzi una delle cose più misteriose è rappresentata dal prezzo dei prodotti petroliferi e del gas,d’accordo che i prezzi possono variare di giorno in giorno, ma nessuno degli enti preposti al controllo si perita di pubblicare tempestivamente dati facilmente comparabili.
Ci proveremo in qualche modo.
Si riporta sotto una tabella dalla quale si ricava subito in modo chiaro che l’Italia è il paese più caro d’Europa.
Rilevazione effettuata dall'Unione Europea nel giorno 26/10/2009.
I prezzi sono in Euro (tasse comprese).

Benzina
Senza Piombo
(1000 litri) Gasolio
Autotrazione
(1000 litri) Gasolio
Riscaldamento
(1000 litri) Olio Combustibile
(Zolfo <= 1%)
(1000 kg) Olio Combustibile
(Zolfo > 1%)
(1000 kg)
Österreich 1.101,00 1.017,00 677,32 402,70 n.d.
Belgique 1.259,00 964,00 556,90 322,06 n.d.
Bulgaria 925,86 888,43 885,98 n.d. 397,28
Cyprus 901,16 833,92 689,88 428,25 n.d.
Czech Republic 1.079,24 1.025,72 576,60 282,45 n.d.
Danmark 1.340,79 1.107,02 1.021,84 694,44 n.d.
Estonia 1.002,90 966,02 603,97 n.d. n.d.
Suomi 1.314,65 1.010,33 648,46 n.d. n.d.
France 1.257,00 1.052,40 625,30 375,75 368,53
Deutschland 1.307,00 1.107,00 629,53 337,70 n.d.
Ellas 1.068,00 981,00 568,00 405,86 n.d.
Hungary 1.098,14 1.047,06 1.047,06 356,88 n.d.
Ireland 1.184,00 1.066,00 725,54 300,45 n.d.
Italia 1.286,54 1.126,57 1.088,65 397,41 n.d.
Latvia 979,98 937,68 549,93 n.d. n.d.
Lithuania 1.076,95 888,14 547,67 n.d. 326,44
Luxembourg 1.041,08 895,76 501,17 n.d. n.d.
Malta 1.180,00 960,00 650,00 n.d. 436,00
Nederland 1.398,00 1.049,00 729,00 339,00 n.d.
Poland 1.002,99 885,62 588,57 384,24 303,75
Portugal 1.277,00 1.046,00 711,00 443,30 n.d.
Romania 874,53 832,56 785,91 373,13 n.d.
Slovakia 1.150,00 1.119,00 545,80 288,55 281,91
Slovenia 1.099,00 1.036,00 593,00 405,02 n.d.
Espana 1.069,02 969,84 592,13 371,77 n.d.
Sverige 1.212,75 1.126,47 1.010,78 781,57 n.d.
United Kingdom 1.161,15 1.172,26 543,57 n.d. n.d.
Media EU (27 paesi) 1.203,45 1.049,41 652,16 403,31 375,95
Media EU (16 paesi) 1.245,63 1.048,87 641,14 376,43 423,22


Alla medesima data viene riportato un quadro mensile nel quale il valore citato in rosso nella tabella precedente non si ricava neanche come media.


I valori indicati sono espressi in Euro per 1000 litri.
Mese Prezzo
Industriale Iva Accisa Prezzo
al Consumo
Gennaio 449,13 170,47 403,21 1.022,81
Febbraio 440,72 168,78 403,21 1.012,71
Marzo 418,15 164,27 403,21 985,62
Aprile 439,33 168,51 403,21 1.011,05
Maggio 434,03 167,45 403,21 1.004,69
Giugno 470,20 174,68 403,21 1.048,09
Luglio 466,71 173,99 403,21 1.043,91
Agosto 489,25 178,49 403,21 1.070,96
Settembre 473,75 175,39 403,21 1.052,36
Ottobre 477,06 176,05 403,21 1.056,33


GAS PRICES FOR DOMESTICAL consumers

Country/Region: ITALY
Date: 2° Semester 2008
m3 Minimo m3 €/m3 €/GJ €/m3
Small 0 - 500 - 0,676 17,757 0,903
Medium 501 - 5.000 525 0,516 13,554 0,761
Large 5.001 - 200.000.000 >5254 0,439 11,532 0,674

Source: Ministry of Economic Development elaboration on data
of Italian Regulatory Authority for Electricity and Gas
Taxes applied: Excise, local tax and VAT


Tutte le tabelle sono state ricavate da:

http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it
Ministero a cui , si pensa, avrebbe dovuto far capo anche la Provincia di Torino allorchè ha fornito i dati
ai Professori Fracastoro ,Barbero e Baccon autori dello studio

Se si uniscono i dati in un’unica tabella di confronto saltano fuori dati strabilianti
Ente Gasolio €/KG Costi €/GJ Gas €/m3 Costi €/GJ

Provincia
di Torino 0.85 20 0.53 15.5
Ministero 1.28 30.11 0.676 17.75
0.516 13.554
0.439 11.532
Dati miei * 1.1 25.88
• Ricavati da fattura C1 560 della ditta COMA S.R.L. emessa in data0/9/02/2009
dalla quale ho volutamente non tenuto conto, allo scopo di non generare confusioni, dello sconto di € 0.1291 al litro spettante per Legge agli abitanti dei comuni di montagna
Conclusione
Tra gas e gasolio quale dei due scegliere ?
Riteniamo che il primo si adatti in modo particolare ad appartamenti abitati per periodi di vacanza, per un minor costo dell’impianto , per non necessitare di un serbatoio di stoccaggio e per una maggiore semplicità nella pulizia della caldaia, mentre il secondo meglio si adatta per il riscaldamento continuo di prime abitazioni.

7.-Riscaldamento ( e raffrescamento) geotermico.
Una soluzione per riscaldamento (nonché per il raffrescamento estivo) fortemente consigliabile e, pertanto, pressocchè negletta il Italia è quella che utilizza la cosiddetta “pompa di calore”.
Senza addentrarci nell’esame del Ciclo di Carnot vediamo di illustrare brevemente il
fenomeno.
A profondità comprese tra i 50 ed i 100 metri sotto terra la temperatura d’inverno è di 4-5° al disopra della temperatura esterna, mentre d’estate accade il contrario, ossia la terra fa da accumulatore di calore.
Se questo calore sotterraneo viene sottratto facendo scorrere in apposita tubazione sotterranea dell’acqua e mediante una certa pompa denominata appunto “pompa di calore “ viene alzata la temperatura di questo contenuto calorico, ottengo acqua a 25-26° d’inverno con cui posso riscaldare l’ambiente interno della casa e acqua a 18-20° con cui posso , d’estate , raffrescare li stessi ambienti.
Naturalmente per avere il minimo consumo di energia elettrica della pompa di calore si deve riscaldare la casa non con il sistema classico a caloriferi, ma con il sistema a pannelli posti sotto il pavimento.
La temperatura dei pannelli è tale da non procurare fastidi agli arti inferiori delle persone che abitano la casa (come accadeva una volta con i pannelli nei quali circolava acqua calda alla stessa temperatura dei termosifoni)
Basta fare quattro conti per accorgersi che il sistema è economicamente conveniente a prescindere dagli aleatori finanziamenti statali.
Nella sola vicina Svizzera gli impianti attualmente funzionanti sono già oltre 20.000 !
Quali sono gli aspetti negativi?
1.- L’impianto va progettato da persone che conoscano molto bene la materia, anche dal punto di vista teorico.
I “praticoni” sono terribilmente dannosi !
E’ quindi più facile spingere l’installazione dei pannelli solari che ogni scalzacani è in grado bene o male di montare al contrario di un impianto geotermico che richiede una progettazione ed una costruzione tecnicamente valide.
2.- Poiché si suggerisce, per avere la massima convenienza, di usare pannelli radianti sotto pavimento, loro soluzione ideale è quella di applicare il sistema su abitazioni nuove , in fase di progettazione o, al massimo, di inizio fabbricazione.
Diversamente far circolare l’acqua a lieve temperatura non rende conveniente l’impianto , mentre installare le serpentine in un appartamento esistente richiede un costosissimo rialzo del pavimento che, pertanto andrebbe totalmente rifatto.

8.- Teleriscaldamento
Veniamo al tanto dibattuto problema del teleriscaldamento.
Conviene o non conviene che ogni famiglia o, al massimo ogni condominio sia indipendente dal punto di vista del riscaldamento ?
Sono noti a rutti i problemi e le diatribe sul riscaldamento condominiale.
Gli inquilini dei piani bassi si lamentano del caldo eccessivo , mentre quelli dei piani alti si lamentano per il freddo.
Diciamo quindi subito che l’indipendenza familiare permette di farre reali risèparmi di combustibile.
Rimane il fatto che si può essere indipendenti familiarmente , dal puntodi vista termico , ma essere collegati ad una centrale termica zonale.
Ve diamo allora se e quando sia conveniente il teleriscaldamento zonale.
Il teleriscaldamento risulta sicuramente più conveniente in quelle aree dove sia disponibile un impianto che produca combustibile o paracombustibile, come scarto di lavorazione.
Alcuni esempi:
Laddove siano disponibili quantità sufficienti di cippato e/o di trucioli di segheria, essendo il taglio piante e il lavoro di segheria di per se economicamente conveniente , gli scarti rappresentano un incremento di utile, pertanto potrebbe essere conveniente bruciarli in un’unica grande centrale, a condizione che le perdite termiche durante il trasporto e le economie di scala per manutenzione siano accuratamente calcolate e diano ai cittadini un reale vantaggio economico, misurato e sempre misurabile.
Altrettanto dicasi per quei siti dove sia presente una centrale termoelettrica o un termovalorizzatore dove l’acqua calda, una volta uscita dalle turbine po’ essere considerata come uno scarto di lavorazione.
Questo è poi il caso di sicura convenienza in quanto il calore di uscita tpurbine sarebbe diversamente disperso nell’aria o nell’acqua.
Decisamente non conveniente è invece bruciare combustibile con l’unico scopo di produrre calore per teleriscaldamento .

Vediamo di confrontare vantaggi e svantaggi delle due soluzioni.

Teleriscaldamento
Piccolo vantaggio (1-1.5 punti percentuali) di miglior rendimento a favore di caldaie di maggior dimensione
Minor costo del combustibile per sconti di quantità
Maggiori costi per creare un utile di gestione (ovviamente l’utile deve essere a carico dell’utente)
Maggiori costi di struttura
Minore ammortamento specifico per la centrale termica

Riscaldamento autonomo
Minori perdite termiche durante il trasporto
Possibilità di mettere in concorrenza i fornitori di combustibile
Impossibilità di ricatto politico per gestori politicamente schierati
Mancanza di ammortamento per la costruzione delle tubazioni di trasporto.

domenica 1 agosto 2010

BUROCRAZIA

BUROCRAZIA SI’, MA QUALE ?

E’ a tutti noto e da tutti condiviso il fatto che uno dei mali che affliggono questo Stato miserando è rappresentato dalla burocrazia.
Ritardi operativi crescenti, costi pure crescenti, incapacità a risolvere in maniera veloce e con soluzioni semplici un qualsivoglia problema gestionale e, infine, uno scontento grandissimo da parte di tutti i cittadini, hanno portato la situazione generale italiana in uno stato che potremmo tranquillamente definire canceroso.
Umberto Bossi ha piu’ volte ammonito che: ” il potere deve tornare alla politica”.
Ha indubbiamente ragione poiché il potere , oggi , è in mano ai grossi potentati economici, ma anche , (e forse in prevalenza) alla burocrazia.
Se volessimo dare un’indicazione orientativa potremmo dire che, come minimo, il 50% del potere è in mano alla burocrazia e, al massimo il 20 % è in mano ai politici i quali, per la verità, questo potere se lo sono lasciati sfuggire di mano per incapacità, per insipienza e quant’altro.
Vediamo quali sono gli elementi fondamentali di potere in mano alla burocrazia:

1.- Regolamenti attuativi.
Ogni Legge , per essere operante, deve essere dotata , successivamente alla sua approvazione di un Regolamento attuativo.
Nessuno può licenziare un burocrate per aver messo e tenuto in un cassetto una Legge approvata.
Se, quindi ,una Legge non fa comodo ai burocrati, basta tenerla nel cassetto.

2- Stesura dei Regolamenti
Se una Legge non fa comodo , è sufficiente attutirla o, addirittura capovolgerne il significato, attraverso un astuto Regolamento.

3.-Circolari esplicative
Se per imperscrutabili giochi di equilibrio non è possibile mutare lo spirito di una Legge attraverso un opportuno Regolamento, ecco entrare in gioco le Circolari esplicative che, emesse dai Ministeri competenti, dovrebbero solo “spiegare”, invece, spesso e volentieri, modificano.

4.- Leggi di recepimento di Direttive Comunitarie
Dovrebbero essere, sostanzialmente “traduzioni” delle direttive stesse, invece modificano in maniera non irrilevante il contenuto di tali direttive ( vedasi, a titolo di esempio le modalità di recepimento della 626 sulla sicurezza, attraverso le quali sono stati aggravati gli oneri a carico delle aziende italiane)

Nessuno può pensare di eliminare la burocrazia.
In tutte le nazioni civili sussiste ed opera.
Purtroppo in Italia, a Roma e nelle Regioni la burocrazia è rimasta per troppi lustri senza controlli e , quindi, è diventata autoreferenziata, ben sapendo, data la breve durata media dei governi, che i politici passano velocemente e che,quindi, basta avere la pazienza di aspettare, giocando al rinvio.
Si troverà sempre un Ministro consenziente piu’ duttile o distratto.
Quale è la strada da battere per modificare un siffatto stato di cose, che tende di giorno in giorno ad aggravarsi?
I punti possibili di azione sono diversi:

1.- Con un accordo interpartitico occorrerebbe anzitutto varare una Legge , controllandone a distanza ravvicinata il Regolamento attuativo, che obblighi tutti i Parlamentari all’uso esclusivo della procedura del testo unico.
Che cosa significa?
Significa che un Parlamentare che abbia intenzione di presentare una proposta di Legge su un qualsiasi argomento sarà obbligato a consultare prima tutte le Leggi riguardante l’argomento in questione.
Da tali Leggi potrà attingere a piacere aggiungendo e togliendo tutto ciò che riterrà opportuno.
Alla fine della sua proposta dovrà scrivere “ ……con l’approvazione della presente sono automaticamente abolite le Leggi x,y,z……………..”
I pessimisti ritengono che in Italia siano vigenti 250.000 Leggi, gli ottimisti dicono 150.000.
Facciamo pure gli ottimisti.
In Italia si ha un coacervo di Leggi superiore dalle 30 alle 50 volte il coacervo medio delle nazioni civili.
Indubbiamente nessuno potrà tentare di sostenere che l’Italia, con un tale fardello, gestisca meglio o almeno alla pari la cosa pubblica.
Ma v’è di piu’. In tale coacervo si può trovare tutto ed il contrario di tutto.
Basta solo sapersi destreggiare.
Ed ecco uno dei punti di forza della burocrazia che in tale liquame di logica vive e prospera.
Si pensi solamente, a conclusione dell’argomento, all’articolo del Codice che recita. “….. non è ammessa l’ignoranza della Legge….”!

2.- Successivamente sarebbe opportuno formare “estemporanee” Commissioni di esperti (sottolineiamo estemporanee poiché ad una troppo lunga permanenza corrisponderebbe fatalmente una qualsiasi forma di collusione) che esaminino tutti i documenti Ministeriali su di un determinato argomento legislativo, non solo bocciando spietatamente gli arbitrii, ma inserendo note di demerito nel dossier personale dei responsabili della stesura dei documenti bocciati.
Dopo un certo numero di note di demerito dovrebbe automaticamente scattare un immediato allontanamento dal servizio dello Stato , delle Regioni, delle Province e dei Comuni del funzionario così poco “capace”.

3.-Si dovrebbe inoltre introdurre , per quanto riguarda i dirigenti ministeriali, la procedura dello “spoiling system” , efficacemente operante ad es. in U.S.A.
In base a tale procedura ogni Ministro porta con se , attingendoli dove ritiene opportuno, i propri collaboratori i quali durano quanto il Ministro e non a vita.

4.- E ancora, si dovrebbe favorire lo scambio di personale tra attività produttive ed enti pubblici, adottando contratti nazionali di lavoro comuni e introducendo le liste di mobilità.
Basta contattare , sia pure per un tempo brevissimo, un qualsiasi pubblico funzionario per accorgersi come “logica comune” ed “efficienza”, siano due concetti assolutamente negletti.
E’ a tutti nota la scarsità di personale delle industrie del nord.
Non si comprende (o meglio si comprende fin troppo) perché il personale eccedente della pubblica amministrazione non debba essere trasferito , previo opportuno addestramento, all’ industria.
Anche in questo caso il decentramento amministrativo pressocchè totale, favorirebbe questi interscambi, poiché salvo casi eccezionali, non sarebbe pensabile effettuare interscambi tra Regioni, dato l’eccessivo gravame sugli individui, mentre nell’ambito della Regione o, addirittura della Provincia, il passaggio dal servizio pubblico al servizio industriale del personale eccedente, non sarebbe traumatico.

5.- Infine ( elemento peraltro non trascurabile) non si comprende perché ed in base a quale privilegio logico un dirigente pubblico non debba annualmente rispondere del raggiungimento degli obbiettivi preconcordati , in termini di tempo e di costo .
Cosa significa “preconcordati” ?
Significa che Ministro e Dirigenti dovrebbero annualmente prefissare un budget, come avviene normalmente e regolarmente presso tutte le industrie.
Gli obbiettivi ,naturalmente, andrebbero fissati determinando anche elementi precisi di controllo , allo scopo di evitare contestazioni soggettive.
La frase comunemente usata dai Dirigenti ministeriali per giustificare una manchevolezza gestionale : “ scarsità di mezzi (soldi) e scarsità di personale” dovrebbe ritorcersi a carico di chi l’ha pronunciata.


Appare infine evidente che essendo lo Stato un’entità produttiva ( a dispetto di coloro che continuano a sostenere che “ si tratta di una cosa diversa dall’industria”) , avente solamente, come unica differenza, obbiettivi diversi rispetto all’industria, è indispensabile che abbia una struttura articolata ed operante come una qualsiasi attività produttiva .
Diversamente, anche se ( a tranquillità delle coscienze) uno Stato mal governato quanto si voglia non può fallire, può però far soffrire e di molto i propri cittadini.

CREDITO AGEVOLATO

CREDITO AGEVOLATO ALLE PMI

Specialmente da quando sono iniziati i “tempi calamitosi” è un continuo parlare delle esigenze, pena la chiusura di molte PMI, di concedere, in maggiore misura, crediti agevolati.
Non saremo certo noi a difendere le banche, ma , certamente i suddetti erogatori di credito hanno una giustificazione difficilmente smontabile da chicchessia : la situazione di credito verso un’azienda è strettamente collegata alla sua situazione di bilancio.
Tuttavia il problema finanziario delle PMI, può essere risolto attraverso una strada sicuramente molto più semplice che , oltretutto, cancella una palese discrasia.
Chissà perché, invece, in Italia, se uno deve andare da Milano a Gorgonzola, tenta sempre di passare prima sulla cima del Monte Bianco.
Vediamo anzitutto di analizzare , sia pur sinteticamente, il fenomeno della carenza di finanziamenti.
In generale le PMI hanno necessità di essere finanziate per ritardi , spesso crescenti, nei tempi di incasso.
Questi ritardi sono dovuti sostanzialmente a due fattori:
1.-Il cliente parte dal presupposto di speculare a propio favore, sui ritardi di pagamento.
Tipico , ad esempio, è l’atteggiamento dei supermercati i cui guadagni sono quasi esclusivamente dovuti alla differenza tra i tempi di incasso (incassano per contanti all’atto della vendita o, al massimo, accettano i pagamenti con carte di credito che garantiscono loro un incasso entro 30 gg.) ed i tempi di pagamento dei fornitori (120 gg. e oltre)
2.- Il fornitore, in sede di trattativa, quando non riesce più ad aumentare lo sconto per accaparrarsi la fornitura, gioca offrendo dilazioni di pagamento .
Chiaramente è questo un meccanismo perverso che tende a accelerare nei tempi di crisi , come l’attuale.
Infatti , specie ora , essendo i margini ridotti all’osso , il fornitore, pur di strappare una ordinazione che significa lavoro, tende ad offrire maggior respiro nei pagamenti
La Lega questa storia l’ha capita sin dal 1994 ed ha presentato, tra i soliti frizzi e sarcasmi degli avversari politici, una proposta di Legge.
Invano !
Come al solito la prima ad aver capito l’importanza della soluzione è stata l’Europa che si è espressa con una Direttiva, recepita poi, obtorto” collo dall’Italia.
Direttiva e Legge italiana prevedono un tempo massimo di pagamento di 60 gg.
Altri lazzi e frizzi, sia pure più sommessi, con la giustificazione che se un fornitore (piccolo) dovesse denunciare un cliente (grande) verrebbe sì pagato entro i 60 gg. ,ma solo una volta in quanto verrebbe cancellato “ illico et immediate”, dall’elenco dei potenziali fornitori.
Con questa dichiarazione tutti tendono ad alludere (chissà perché) alla FIAT , dimenticando che i peggiori fornitori sono , di gran lunga , gli enti pubblici.
I quali, da tempo immemorabile hanno il malvezzo di fare ordinazioni senza denaro a disposizione, o , nella migliore situazione, con crediti nei confronti di altri enti pubblici, crediti la cui estinzione avverrà in tempi noti solo a Giove.
Allora perché chi governa non comincia a obbligare gli enti pubblici ad acquistare qualsiasi cosa solamente quando hanno i contanti nel cassetto ?
Questa crisi mondiale sta insegnando a tutti che è necessario ritornare ai tempi in cui uno comprava se aveva i soldi per pagare, diversamente aspettava di averli.
Allora perché non cominciare proprio dagli enti pubblici italiani ?
Enti pubblici i quali, oltre a pagare sempre più in ritardo , continuano ad indebitarsi in misura paurosamente crescente.
Ed ora veniamo ai controlli.
Ci si sta battendo , giustamente, perché l’IVA venga versata non al momento della fatturazione ma al momento dell’incasso.
E allora quale miglior mezzo di controllo di raffrontare la data della fattura con la data dell’incasso?
Da parte di chi ?
Non certo da parte del fornitore, ma da un ente di controllo che già svolge tali funzioni: la Guardia di Finanza !
La Guardia di Finanza , invece di essere sollecitata a pignolare anche su errori formali non potrebbe , visto che comunque le fatture è obbligata e verificarle, a fare questo raffronto denunciando gli evasori non solo fiscali , ma anche gli evasori della Legge sui pagamenti ?
Ecco che in questo modo le PMI non sarebbero più obbligate a denunciare gli autori dei ritardi, esponendosi a severe rappresaglie, ma il tutto avverrebbe per via d’ufficio, in maniera totalmente automatica e trasparente.
Ed ora facciamo anche i “buonisti”.
In questa situazione nessuno pensa di far rientrare subito i clienti debitori entro i fatidici 60 gg., ma si vuol cominciare a tartassare chi paga oltre i 120 gg ( e noi accetteremmo anche, in prima istanza anche oltre i 240 gg) enti pubblici in testa ?
Poiché oltre alla multa gli evasori sarebbero obbligati a rimborsare al creditore anche i giorni di valuta persi dal creditore per ritardato pagamento e questi ultimi andrebbero versati subito, sarebbe il succitato un mezzo efficacissimo per costringere i pubblici amministratori ad una più oculata gestione di quanto affidato in loro consegna temporanea.
Considerando anche un’ultima cosa:.
L’evasione del termini di pagamento dovrebbe avvenire per ordine diretto del responsabile ad alto e altissimo livello, e quindi sarebbe soggetto al Codice Penale, con le conseguenze del caso……..

SCUOLA INDUSTRIA

RELAZIONI SCUOLA INDUSTRIA

Il problema dell’istruzione professionale.
L’istruzione professionale ha sempre presentato problemi ,quando si è trattato di trasferire le nozioni impartite agli allievi, dal piano teorico a quello pratico.
Questa parte applicativa è stata quasi totalmente trascurata nel settore universitario e in buona parte negletta nelle scuole di avviamento professionale , con conseguenti lunghi e faticosi tempi di inserimento dei neo laureati e dei neo diplomati nel mondo del lavoro.
Unico esempio positivo che vogliamo citare è quello rappresentato dall’Istituto italiano della Saldatura, dove ,nei corsi di specializzazione in tecniche di saldatura, corsi rivolti principalmente a laureati in ingegneria ed anche a diplomati (purchè dotati di un solido bachground teorico, in parte autoformato) .In detti corsi viene dato identico peso e pari importanza , alla formazione teorica ed alla formazione pratica anche in sede d’esame .
Non a caso il grande Leonardo ebbe a dire : “Quando t’avvien di trattar delle acque, consulta prima l’esperienza e poi la scienza.”
E questo concetto va evidentemente esteso a tutti i settori applicativi.
Stranamente, ma non troppo , il lato applicativo ha subito progressive riduzioni negli ultimi vent’anni, con un crescente disprezzo da parte di molti docenti.
Relazione teoria-pratica.
Perché questo fenomeno?
La spiegazione è abbastanza semplice.
Fino ad una trentina di anni fa i docenti delle scuole professionali e la maggior parte degli assistenti universitari erano persone che lavoravano nell’industria e che con molta passione e grandi sacrifici, scarsamente retribuiti trasferivano agli allievi le loro esperienze quotidiane di lavoro.
L’ondata contestatrice ha portato a varare Leggi in base alle quali questo doppio impiego non era e non è piu’ possibile ( salvo che per i pochi docenti a contratto in sede universitaria).
Questo ha tagliato di colpo ogni collegamento con la realtà.
Occorre inoltre ricordare che nel settore delle scienze applicate chi no le applica quotidianamente finisce “out” nel giro di pochissimi anni e quindi, suo malgrado, si limita ad aggiornarsi attraverso le pubblicazioni.
Il che è molto poco.
Come si sviluppa la pratica
Sino a poco tempo fa le scuole professionali si attrezzavano per le lavorazioni con macchine chiave: torni, rettificatrici universali, fresatrici, rettificatrici piane, trapani.
Eccezionalmente si trovavano piccole piallatrici ed alesatrici.
Completo era l’attrezzamento per lavorare al banco e quello di controllo con una completa dotazione di blocchetti di riscontro, calibri e micrometri per interni e per esterni.
Piu’ raramente si trovavano dotazioni di banchi millesimali.
La dotazione dianzi descritta si mantiene a tutt’oggi nonostante le condizioni dell’industria siano radicalmente cambiate.
Oggi, infatti , le macchine tradizionali sono quasi totalmente sparite, rimanendone traccia nelle piccole officine e nei reparti di manutenzione.
Mancano nelle scuole i grandi centri di tornitura e di lavorazione , le rettifiche a CNC, le grandi macchine a portale o a montante mobile che sono di normale dotazione nelle industrie.
Mancano inoltre sistemi CAD e CAM.
Per quali motivi?
Semplicemente per motivi economici.
Un centro di lavoro costa oggi oltre le 10 volte una macchina tradizionale di pari capacità volumetriche di lavoro.
Per quanto concerne sistemi CAD-CAM, siamo a livelli che superano la cinquantina di milioni.
Questo significa che una scuola non si può (e non si potrà mai) permettere investimenti di questo livello .
Inoltre chi pilota quelle macchine non lo può fare saltuariamente , come un qualsiasi istruttore scolastico, ma deve mantenersi inefficienza lavorandoci sopra con continuità.
Proposte di attuazione
Per quanto detto sopra occorre cambiare radicalmente la filosofia scolastica.
1.-I professori di ruolo continuino pure a sviluppare e ad insegnare le materie teoriche.
2.-Le materie applicative , come ad esempio la Tecnologia, non possono che essere svolte da persone che queste materie le trattano in pratica tutto il santo giorno.
Per completare l’esempio la Tecnologia non può che essere spiegata da un tecnologo.
Anche perché mentre le materie teoriche hanno un’evoluzione relativamente lenta ,le materie applicate hanno uno sviluppo che potremmo addirittura definire turbolento.
I tassi di aggiornamento, pertanto, devono essere robustamente diversi e non possono svilupparsi entrambi a salti.
3.-Per quanto riguarda le esercitazione esse non possono che svilupparsi presso le industrie, affidando sul posto di lavoro ad ogni operatore macchina uno o piu’ allievi, a seconda dei casi .
La perdita di produttività della macchina , che, ovviamente , risulterà di un qualche percento, comunque misurabile, dovrà essere rimborsato dall’ente pubblico preposto all’istruzione.

I vantaggi sono evidenti:
Allievi piu’ preparati
Allievi piu’ interessati
Industrie che potranno disporre di giovani che richiederanno un periodo di addestramento .

INTERFACCIA RICERCA-INDUSTRIA

I problemi delle PMI relativi alla ricerca. Ricerca di base o ricerca applicata ?
Le PMI, ossia quelle aziende che hanno un numero di dipendenti massimo di un paio di centinaia di persone, hanno , come qualsiasi azienda , esigenze di sviluppo.
Questo sviluppo può essere ottenuto solamente attraverso la produzione di nuove idee, con il supporto della tecnologia e della finanza.
Queste nuove idee richiedono spesso una “ricerca di laboratorio” che, in genere non può essere condotta presso l’azienda per mancanza di personale e di attrezzature.
E’ quindi indispensabile che detta ricerca avvenga presso enti adeguatamente attrezzati.
E’ opportuno ricordare che ,per una singola azienda (salvo casi assolutamente eccezionali) non si tratterà mai di ricerca di base , ma di ricerca applicata.
Una ricerca di base potrà essere sviluppata per conto di una grossa cooperativa di PMI.
Questo per evidenti ragioni di costo ed anche perché una ricerca di base può anche portare ad un risultato pratico nullo.
La prima fase va sviluppata in azienda e consiste nel :

determinare gli elementi su cui sviluppare la ricerca e gli obbiettivi della ricerca

Questa fase richiede non solamente una buona conoscenza del problema aziendale , ma anche altrettante conoscenze teoriche e di come si conduce una ricerca.I finanziamenti.

Gli scambi informativi in fase ricerca
Durante lo sviluppo della ricerca, che va seguita a passo a passo, si verificano spesso esigenze di colloqui tra ricercatore e PMI.
Questi colloqui richiedono l’intervento di un personaggio , con le conoscenze di cui sopra, che funga da interfaccia.

Il trasferimento dei risultati
I risultati della ricerca , così come si presentano nella maggior parte dei casi, richiedono personale che comprenda appieno i risultati e sappia come applicarli nella realtà aziendale.
Questo rappresenta un grosso problema in quanto le PMI se hanno la persona adatta , non ha il tempo materiale per dedicarsi all’applicazione.

La soluzione in sede regionale o provinciale

La soluzione , peraltro abbondantemente applicata e collaudata, consiste nei seguenti passaggi , premesso che il finanziamento avvenga da parte di un ente pubblico (in genere la Provincia):

1.- Nomina di due gruppi di esperti che separatamente esaminino la richiesta sotto l’aspetto economico finanziario e sotto l’aspetto tecnico.
Il responso positivo di entrambi i gruppo dà il via all’operazione.
2.- A questo punto , su quella particolare operazione , l’ente finanziatore diviene “socio” con tutto l’interesse che l’esito finale sia positivo.
3.-Con la premessa di cui sopra gli esperti tecnici divengono consulenti e fungono da interfaccia, prima , durante e dopo la ricerca.
4.- Poiché i finanziamenti dovrebbero essere dati a stadi d’avanzamento, gli esperti dovrebbero operare anche come controllori –sollecitatori.

ISTRUZIONE PROFESSIONALE

ISTRUZIONE PROFESSIONALE

Frase magica che va parecchio di moda oggi !
Purtroppo molti di coloro che la pronunciano non conoscono le professioni e non conoscono l’industria.
A dimostrazione di quanto sopra ci sono capitati sott’occhio :

-un elenco di “52 modi per iniziare a lavorare” iniziativa promossa dalla regione Lombardia , attività finanziata dal Fondo Sociale Europeo
-una serie di proposte pubblicate sul “Giornale di Vimercate” intitolate “Rilanciare la propria professione”.

Due considerazioni fondamentali.
Appare evidente, anzitutto, che per i proponenti esiste solamente (o quasi ) l’informatica.
Nessuno vuole sminuirne l’importanza, ma sembra , per quei luminari, che la suddetta informatica rappresenti il pane della vita e non piuttosto un importante strumento di lavoro.
Occorre ricordare che la maggior parte dei giovani futuri lavoratori sarà prevalentemente “utente di informatica” piuttosto che “gestore di informatica” e quindi la parte programmazione e gestione riveste carattere di secondo piano.
Seconda considerazione.
Non pochi titoli dei corsi proposti sono alquanto misteriosi lasciando malauguratamente supporre che dietro ci sia l’onnipresente “nulla”.
Eccone alcuni:
-Addetto manutentore di vivai, serre, parchi, giardini. (chiarissimo l’obbiettivo! Nulla da dire)
-Corso di formazione per addetti ai servizi di manutenzione e florovivaismo ( ma non è una copia fedele del corso precedente?)
-Manutentore delle aree protette e naturali della Lombardia ( e ridagli!)
-Tecnico del verde pubblico ( e ridagli ancora)
-Orientamento alla valorizzazione del proprio mestiere autonomo ( ma se uno un mestiere non lo ha pensa già ,in futuro, di sottostimare il mestiere che farà?)
-Formazione integrata e professionale scuola dell’obbligo (sic!)

-Laboratorio per la prevenzione della dispersione scolastica (che vuol dire?)
-Dal dire al fare. Laboratorio per la prevenzione della dispersione scolastica.
-Percorso orientato al successo nel settore dell’elettricità e dell’idraulica .( 10 lezioni per diventare ricchi !!!)

Passate in rassegna le perle, facciamo alcune considerazioni da persone che nell’industria ci sono nate, cresciute e ci campano.
Premesso che nella vita è obbligatorio aver voglia di lavorare e non aver voglia di studiare occorre, anzitutto, cercare di evitare di obbligare a studiare colui che studiare non vuole.
Chi non vuole avventurarsi in studi piu’ o meno lunghi e complessi deve però poter disporre di uno strumento di lavoro in modo che impari danneggiando gli altri il meno possibile.
In paesi ben piu’ civili, come ad esempio la Germania, non è possibile esercitare un qualsivoglia mestiere senza essere passati attraverso un corso pratico di almeno tre anni conseguendo un diploma che attesti un livello base di capacità reale.
Non è quindi lecito fare ( ad esempio) l’idraulico, scassando gli impianti di cittadini ignari che chi ha messo le mani sulla loro vasca da bagno a stento sa che differenza passa tra un rubinetto semplice ed un miscelatore.
Ecco di che cosa ha bisogno il mercato .
Di buoni idraulici, di buoni falegnami, di buoni elettricisti, di buoni riparatori di elettrodomestici, dotati di garanzie di qualità professionale rilasciati da enti pubblici.
E l’industria ?
Mai nessuno ha sentito parlare di manutentori meccanici, di elettricisti, di elettronici, di aggiustatori ( sissignore , ancora oggi necessitano coloro i quali sono capaci di “menare” come si deve lima e raschietto, poiché gli stampi, con la buona pace degli ignari fanatici dell’informatica ad oltranza, alla fine della lavorazione su centri di lavoro a 3,4,5 assi vanno rifiniti a mano da gente con i controfiocchi)?
Nessuno ha mai sentito parlare di operatori di macchine a CNC, di linee di lavorazione e simili?
O pensano che grazie all’automazione necessitano solo manovali cretini?
Gli addetti alla macchine di cui sopra devono avere un livello di acculturamento tecnico abbastanza elevato avendo la responsabilità di sistemi il cui valore supera spesso il miliardo.
Ogni giorno mi sento formulare continue richieste di figure professionali di questo tipo e , invece, si pensa a sfornare “smanettoni” di PC.
Oltretutto chi si dedica all’officina deve dotarsi di un discreto livello di capacità di convivenza con i propri simili ( il che non guasta mai), mentre gli “smanettoni” sono portati ad essere sempre piu’ misantropi, incapaci di una sana collaborazione di squadra.
Quando i politici cominceranno ad avvalersi di tecnici veramente qualificati come consulenti e non di persone cresciute isolate fra quattro pareti di un ufficio?