BUROCRAZIA SI’, MA QUALE ?
E’ a tutti noto e da tutti condiviso il fatto che uno dei mali che affliggono questo Stato miserando è rappresentato dalla burocrazia.
Ritardi operativi crescenti, costi pure crescenti, incapacità a risolvere in maniera veloce e con soluzioni semplici un qualsivoglia problema gestionale e, infine, uno scontento grandissimo da parte di tutti i cittadini, hanno portato la situazione generale italiana in uno stato che potremmo tranquillamente definire canceroso.
Umberto Bossi ha piu’ volte ammonito che: ” il potere deve tornare alla politica”.
Ha indubbiamente ragione poiché il potere , oggi , è in mano ai grossi potentati economici, ma anche , (e forse in prevalenza) alla burocrazia.
Se volessimo dare un’indicazione orientativa potremmo dire che, come minimo, il 50% del potere è in mano alla burocrazia e, al massimo il 20 % è in mano ai politici i quali, per la verità, questo potere se lo sono lasciati sfuggire di mano per incapacità, per insipienza e quant’altro.
Vediamo quali sono gli elementi fondamentali di potere in mano alla burocrazia:
1.- Regolamenti attuativi.
Ogni Legge , per essere operante, deve essere dotata , successivamente alla sua approvazione di un Regolamento attuativo.
Nessuno può licenziare un burocrate per aver messo e tenuto in un cassetto una Legge approvata.
Se, quindi ,una Legge non fa comodo ai burocrati, basta tenerla nel cassetto.
2- Stesura dei Regolamenti
Se una Legge non fa comodo , è sufficiente attutirla o, addirittura capovolgerne il significato, attraverso un astuto Regolamento.
3.-Circolari esplicative
Se per imperscrutabili giochi di equilibrio non è possibile mutare lo spirito di una Legge attraverso un opportuno Regolamento, ecco entrare in gioco le Circolari esplicative che, emesse dai Ministeri competenti, dovrebbero solo “spiegare”, invece, spesso e volentieri, modificano.
4.- Leggi di recepimento di Direttive Comunitarie
Dovrebbero essere, sostanzialmente “traduzioni” delle direttive stesse, invece modificano in maniera non irrilevante il contenuto di tali direttive ( vedasi, a titolo di esempio le modalità di recepimento della 626 sulla sicurezza, attraverso le quali sono stati aggravati gli oneri a carico delle aziende italiane)
Nessuno può pensare di eliminare la burocrazia.
In tutte le nazioni civili sussiste ed opera.
Purtroppo in Italia, a Roma e nelle Regioni la burocrazia è rimasta per troppi lustri senza controlli e , quindi, è diventata autoreferenziata, ben sapendo, data la breve durata media dei governi, che i politici passano velocemente e che,quindi, basta avere la pazienza di aspettare, giocando al rinvio.
Si troverà sempre un Ministro consenziente piu’ duttile o distratto.
Quale è la strada da battere per modificare un siffatto stato di cose, che tende di giorno in giorno ad aggravarsi?
I punti possibili di azione sono diversi:
1.- Con un accordo interpartitico occorrerebbe anzitutto varare una Legge , controllandone a distanza ravvicinata il Regolamento attuativo, che obblighi tutti i Parlamentari all’uso esclusivo della procedura del testo unico.
Che cosa significa?
Significa che un Parlamentare che abbia intenzione di presentare una proposta di Legge su un qualsiasi argomento sarà obbligato a consultare prima tutte le Leggi riguardante l’argomento in questione.
Da tali Leggi potrà attingere a piacere aggiungendo e togliendo tutto ciò che riterrà opportuno.
Alla fine della sua proposta dovrà scrivere “ ……con l’approvazione della presente sono automaticamente abolite le Leggi x,y,z……………..”
I pessimisti ritengono che in Italia siano vigenti 250.000 Leggi, gli ottimisti dicono 150.000.
Facciamo pure gli ottimisti.
In Italia si ha un coacervo di Leggi superiore dalle 30 alle 50 volte il coacervo medio delle nazioni civili.
Indubbiamente nessuno potrà tentare di sostenere che l’Italia, con un tale fardello, gestisca meglio o almeno alla pari la cosa pubblica.
Ma v’è di piu’. In tale coacervo si può trovare tutto ed il contrario di tutto.
Basta solo sapersi destreggiare.
Ed ecco uno dei punti di forza della burocrazia che in tale liquame di logica vive e prospera.
Si pensi solamente, a conclusione dell’argomento, all’articolo del Codice che recita. “….. non è ammessa l’ignoranza della Legge….”!
2.- Successivamente sarebbe opportuno formare “estemporanee” Commissioni di esperti (sottolineiamo estemporanee poiché ad una troppo lunga permanenza corrisponderebbe fatalmente una qualsiasi forma di collusione) che esaminino tutti i documenti Ministeriali su di un determinato argomento legislativo, non solo bocciando spietatamente gli arbitrii, ma inserendo note di demerito nel dossier personale dei responsabili della stesura dei documenti bocciati.
Dopo un certo numero di note di demerito dovrebbe automaticamente scattare un immediato allontanamento dal servizio dello Stato , delle Regioni, delle Province e dei Comuni del funzionario così poco “capace”.
3.-Si dovrebbe inoltre introdurre , per quanto riguarda i dirigenti ministeriali, la procedura dello “spoiling system” , efficacemente operante ad es. in U.S.A.
In base a tale procedura ogni Ministro porta con se , attingendoli dove ritiene opportuno, i propri collaboratori i quali durano quanto il Ministro e non a vita.
4.- E ancora, si dovrebbe favorire lo scambio di personale tra attività produttive ed enti pubblici, adottando contratti nazionali di lavoro comuni e introducendo le liste di mobilità.
Basta contattare , sia pure per un tempo brevissimo, un qualsiasi pubblico funzionario per accorgersi come “logica comune” ed “efficienza”, siano due concetti assolutamente negletti.
E’ a tutti nota la scarsità di personale delle industrie del nord.
Non si comprende (o meglio si comprende fin troppo) perché il personale eccedente della pubblica amministrazione non debba essere trasferito , previo opportuno addestramento, all’ industria.
Anche in questo caso il decentramento amministrativo pressocchè totale, favorirebbe questi interscambi, poiché salvo casi eccezionali, non sarebbe pensabile effettuare interscambi tra Regioni, dato l’eccessivo gravame sugli individui, mentre nell’ambito della Regione o, addirittura della Provincia, il passaggio dal servizio pubblico al servizio industriale del personale eccedente, non sarebbe traumatico.
5.- Infine ( elemento peraltro non trascurabile) non si comprende perché ed in base a quale privilegio logico un dirigente pubblico non debba annualmente rispondere del raggiungimento degli obbiettivi preconcordati , in termini di tempo e di costo .
Cosa significa “preconcordati” ?
Significa che Ministro e Dirigenti dovrebbero annualmente prefissare un budget, come avviene normalmente e regolarmente presso tutte le industrie.
Gli obbiettivi ,naturalmente, andrebbero fissati determinando anche elementi precisi di controllo , allo scopo di evitare contestazioni soggettive.
La frase comunemente usata dai Dirigenti ministeriali per giustificare una manchevolezza gestionale : “ scarsità di mezzi (soldi) e scarsità di personale” dovrebbe ritorcersi a carico di chi l’ha pronunciata.
Appare infine evidente che essendo lo Stato un’entità produttiva ( a dispetto di coloro che continuano a sostenere che “ si tratta di una cosa diversa dall’industria”) , avente solamente, come unica differenza, obbiettivi diversi rispetto all’industria, è indispensabile che abbia una struttura articolata ed operante come una qualsiasi attività produttiva .
Diversamente, anche se ( a tranquillità delle coscienze) uno Stato mal governato quanto si voglia non può fallire, può però far soffrire e di molto i propri cittadini.
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