GIUSTIZIA E’ FATTA ?
Statistica annuale della Suprema corte.
Ogni anno , all’inizio, la Suprema Corte , nella persona del Procuratore Generale, traccia una panoramica dell’anno giudiziario appena trascorso e formula una serie di suggerimenti che tutti, a cominciare dai giudici, si affrettano a mettere nel dimenticatoio, poichè la sola semplice presa visione della situazione, senza necessità di trarre altre conclusioni , dovrebbe suonare a massimo disdoro della categoria di chi “ garantisce giustizia”.
Durante questo”discorso della corona” viene fornita la percentuale dei “reati impuniti”.
Questa percentuale , nel volgere di pochi anni, ha oscillato in maniera politicamente sospetta dall’82 al 94%, senza che venisse fornita una sia pur grossolana spiegazione dei motivi delle variazioni.
Il sospetto deriva tra l’altro dal fatto che , con l’avvento del governo di sinistra la percentuale è scesa di quasi 10 punti per dare forse l’impressione che “marxismo regnante” tutti diventano più buoni.
Per chi ha nel sangue la tecnica dell’indagine scientifica viene spontaneo il fare alcune considerazioni.
Prendiamo brutalmente una percentuale intermedia : l’88% di reati impuniti.
Se a questa percentuale aggiungiamo i reati non denunciati per marcata sfiducia nella giustizia, e stimiamo tale percentuale pari al 4-5% , abbiamo una percentuale di reati impuniti, ammontante al 92-93%.
Da un recente sondaggio di Datamedia risulta che solo il 15% degli italiani si considera soddisfatto del comportamento della “giustizia” , mentre lo zero (dicasi zero) si considera soddisfatto se ha avuto a che fare con le aule dei tribunali (imputato o meno).
Vogliamo essere generosi accettando i risultati del sondaggio solo al 50 %.
Avremo quindi che sul 100 % dei reati si ottiene giustizia solo per il 4-3.5%.
La giustizia, ivi comprendendo anche le forze dell’ordine ci costa poco meno che 30.000 MLD all’anno.
Non sarebbe forse più conveniente mandare tutti a casa , risparmiando così la bella sommetta di 30.000 MLD ( senza voler aggiungere gli enormi costi a carico dei cittadini per carte da bollo, spese di avvocati, tempo perso et similia), accettando un 4-5% in più di reati impuniti ?.
Voi direte e per il processo civile? Il civile lo si risolverebbe in maniera più economica e decisamente migliore attraverso gli arbitrati che , tra l’altro, stanno prendendo sempre più piede ed i cui costi sono sicuramente compensati dalle minori spese a carico dei cittadini di cui abbiamo più sopra fatto cenno tra parentesi.
Se ci si prende la briga di esaminare i contratti di una certa importanza si vede con frequenza crescente , indicare l’arbitrato come mezzo risolutivo delle vertenze.
Con l’arbitrato , infatti, ci se la cava nel lasso massimo di tempo di un paio di anni (due anni rappresentano una vera eccezione ), con costi accettabili e con un giudizio formulato secondo logica e non secondo forma.
Ma è giustizia?
Ciò che rimane dopo tanto disastro sono i cosiddetti “reati puniti”. Ma con questi reati puniti è stata fatta giustizia.?
Lo dubitiamo fortemente.
Accade , troppo spesso , che in prima istanza un “reo” venga assolto e condannato a trent’anni in seconda istanza. O viceversa.
Davanti ad una così antitetica soluzione i casi possibili sono solo due .
O uno dei due collegi giudicanti è costituito da incapaci che dovrebbero essere mandati subito a zappare la terra oppure la Legge è così vaga che a zappare la terra dovrebbe essere mandato che l’ha stesa e presentata.
E ancora.
Sono sotto gli occhi tutti sentenze che gridano vendetta al cospetto di Dio, per le quali anche essendo assolutamente ignoranti in materia di Diritto non è possibile essere d’accordo con i giudici.
Tipico esempio quel povero padre accusato ( e condannato) di stupro compiuto sulla figlioletta quattrenne per scoprire , in un secondo tempo che la povera bambina era affetta da cancro al retto , diagnosticato oltretutto , grazie all’illuminata sentenza , con irreparabile ritardo.
Sarà stata, è ben vero,colpa dei periti medici,ma chi ha emesso la sentenza non ha avuto sentore che qualcosa non quadrava?
O quell’altro esempio di genitori cui era stata tolta la patria potestà solo perché vivevano in uno stato di grande povertà (ma con grande dignità ed affetto di tutti i figli).
Per contro non passa giorno che emeriti delinquenti se la cavino con patteggiamenti ed altre simili diavolerie o, addirittura vengono spediti a casa dopo breve tempo, “per buona condotta” mentre poveracci, magari colpevoli di furto di una mela vengono condannati pesantemente con la frase “dura lex sed lex” che , in Italia può entrare a pieno diritto nel vocabolario delle frasi fatte. E che , tutte le volte che viene pronunciata sottintende “so bene che ho emesso una sentenza del cavolo, ma, preso dall’ingranaggio non ci posso fare piu’ niente”.
L’esempio più clamoroso è rappresentato dalla persistente galera dei”serenissimi” che ,salvo le idee, non hanno mai fatto male ad una mosca.
Non è ammessa l’ignoranza della Legge
Un articolo del Codice (non mi ricordo più quale) recita “Non è ammessa l’ignoranza della Legge”. Ma che regole sono mai queste per le quali non solo il semplice cittadino le ignora quasi totalmente, ma perfino gli avvocati, perfino i giudici le ignorano ?
E più si accatastano le Leggi è più aumenta la generale non conoscenza delle medesime, talchè è possibile ai “dritti” o agli specialisti di un particolare settore, navigare impunemente tra le maglie della logica formale, utilizzando Leggi, fatte apposta per farci un bellissimo slalom.
Nelle Leggi, anzitutto, sono privilegiati gli aspetti formali e poco o niente gli aspetti sostanziali.
Una regolamentazione che privilegi il formale è destinata a favorire i disonesti e a penalizzare gli onesti.
Perciò succede che un individuo viene giudicato “assassino” da un giudice e “innocente” da un altro.per cui si può passare indifferentemente da trent’anni di galera a zero anni.
Una Legge è un insieme di regole.
Allorché , nel modo del lavoro (dove si cerca di operare seriamente e senza preconcetti) , si pensa ad una nuova regola o ad un insieme di regole da emettere è prassi organizzativa :
1.- Pensare come e con quali strumenti è possibile controllare l’applicazione oggettiva di tali regole .
2.- Determinare i limiti di ogni regola con grande chiarezza e precisione talchè il campo di interpretazione soggettiva risulti il più ristretto possibile.
3.- Redigere le regole con un linguaggio comprensibile ai soggetti di tali regole.
Senza la rigida osservanza di questi tre dettami l’insieme delle regole non vale la carta su cui è scritta o, peggio, diventa strumento di arbitrio.
Senza tediare con particolari commenti si prenda , a caso, un qualunque testo di legge vigente in Italia e si tirino le conclusioni dopo un’accurata lettura.
Paese in cui si ha la certezza del diritto
Si dice pure che viviamo in un paese in cui si ha la “certezza del Diritto”. Diremo piuttosto che si ha la “certezza del Dritto”. Quando assistiamo infatti spessissimo a sentenze antitetiche se vogliamo ( e lo vogliamo) escludere un fatto di malafede, non possiamo concludere che in questo paese può tranquillamente e indifferentemente (a pari, amplissime conoscenze dei fatti e del diritto) essere assolto un reo e condannato un innocente.
Perché accade tutto questo ? Perché nella stesura delle Leggi e dei relativi Regolamenti si rimane volutamente nell’incertezza e gli aggettivi e gli avverbi vaghi si sprecano.
Perfino nelle Leggi chiare e inequivocabili alla fine viene messa una parolina che rimescola le carte e riporta tutto nel vago.
Mi è capitato, a titolo di esempio ( volutamente cito un fatto abbastanza tecnico) di vedere la Legge di recepimento di una Direttiva Comunitaria sui recipienti per bollitori. In questa Direttiva vengono riportate con chiarezza le regole per i costruttori.
Alla fin fine l’ignaro costruttore sarebbe portato a dire: “ se opero secondo le regole previste sono a posto! “ Nemmeno per sogno. Il solito diavoletto nella Legge di recepimento ha messo un articoletto che suona così:”Comunque il costruttore rimane sempre responsabile.”
Ed a questo punto anche il costruttore più rispettoso della Legge è bello che sistemato.
Altro esempio è rappresentato dall’articolo del Codice della strada che parla di “velocità” pericolosa.
Nessuno può sapere a priori a che velocità andare per non finire sotto processo e magari anche condannato, poiché potrà trovare sempre qualcuno che lo potrà incastrare.
A riprova del fatto che tutto il marchingegno di Leggi, Regolamenti e Procedure non è fatto per il cittadino , ma per meglio raggirare i sudditi , nessun cittadino si può difendere da solo in Tribunale.
Per quale motivo ? Molto semplice : perché il normale cittadino adopererebbe la logica, mentre , nella maggior parte dei casi dibattimentali viene adoperata l’antilogica.
Esempio. E’ logico che il cittadino, a casa sua ha tutti i diritti “naturali” di difendere se stesso, i propri familiari ed i propri beni , con tutti i mezzi a sua disposizione?
L’antilogica dice di no ed introduce il fumoso concetto di eccesso di difesa , per cui dal colpo di cannone al buffetto sulla guancia usati per difendersi , non si ha mai la sicurezza di aver operato correttamente.
Lo stesso criterio, anche perché sempre di Leggi si tratta, viene utilizzato per il comparto fiscale.
Negli USA, allorché un qualunque funzionario pubblico tende ad abusare del proprio potere il cittadino , gonfiando il petto di giusto orgoglio dice “ Be carefull, beacause I am a taxpayer!” “ Attenzione poiché sono uno che paga le tasse!” .In Italia la risposta sarebbe :” Sì fino a tanto che Io, funzionario pubblico , chiudo un occhio, diversamente ……” .Questo perché non esiste per il cittadino la certezza di inattaccabilità in quanto rigorosamente operante secondo la Legge.
Se si volesse trarre una conclusione di carattere filosofico si potrebbe dire :
Per dominare un popolo occorre che ogni individuo si senta perennemente in istato di peccato, con il timore di venire in ogni istante colpito dalla “giusta “punizione.
Il codice penale . Concetti di base.
Davanti a tale sfascio riteniamo interessante sviluppare una certa analisi di base.
I Giudici, nell’operare adoperano i Codici.
Quale dovrebbe essere la logica che guida gli estensori , nonchè gli applicatori del codice?
Il comune buon senso che , trova ( o dovrebbe trovare) nei Codici la sua razionale ed organica strutturazione.
In altre parole una Legge dovrebbe rappresentare “la formalizzazione del buon senso”
Orbene dalla lettura delle motivazioni delle sentenze appare in maniera solare che, nella maggior parte dei casi, il comune buon senso è latitante.
Basterebbe riandare col pensiero ai passi preliminari del processo relativo alla matricida di Novi Ligure ed al suo complice per toccare con mano la follia logica della “logica processuale”, talchè appare evidente agli occhi di tutti che oggi costa di meno (sia pur fatte le debite proporzioni) ammazzare la propria madre che ammazzare un cane.
La cosa interessante ( e se mi permettete scientificamente ridicola ) è che le pene comminate, più le aggravanti, meno le attenuanti sono derivate da numeri che non hanno nessun fondamento, per di più con possibilità di variazioni tali ( a giudizio del giudice) che se si estraesse a sorte il numero di mesi di pena da comminare si avrebbe una enormemente maggiore probabilità di andare vicini alla verità .
Il caso risulterebbe sicuramente più giusto ed efficiente dei giudici.
L’applicazione delle pene.
Riteniamo che l’obbiettivo principale , nel colpire il reo, è (m o dovrebbe essere) non tanto quello di fargli scontare la pena corrispondente al reato, quanto colpire in maniera crescente la recidiva.
La pericolosità sociale, infatti è strettamente legata alla recidiva.
Un ladro occasionale è, evidentemente, meno pericoloso di un ladro sistematico.
Riteniamo pertanto che la soluzione potrebbe essere quella di una scala discreta di pene, piuttosto orientata verso il basso, nel senso di operare con mano proporzionalmente leggera sui primi reati , ma crescere pesantemente con i reati successivi.
Ad esempio, per i furti , sino a 5 milioni , per il primo furto dare 1 mese di pena
Per il secondo furto 2 mesi, per il terzo 4 mesi e così via.
Per la fascia da 6 a 50 milioni 1 anno, il furto successivo 2 anni e così via
Se uno ruba prima 5 milioni e poi 50, si becca 1 mese per il primo furto e 2 anni per il secondo
Se uno ruba 50 milioni per il primo furto e 5 milioni per il secondo si becca 1 anno e 4 mesi.
Questa scala , naturalmente , costituisce una proposta di metodo e non numerica.
A questo punto interviene la rapidità.
Sino ad un certo livello di pena, se le prove sono schiaccianti, la pena dovrebbe venir comminata a livello di polizia.
Naturalmente il reo può ricorrere e adire ad un Tribunale.
Se il Tribunale lo riconosce colpevole , si becca un’aggravante di pena , se lo ritiene innocente il responsabile di polizia che gli ha comminato la pena iniziale, riceve una nota negativa sul suo stato di servizio.
Dopo un certo numero di note negative il funzionario viene allontanato dal servizio dello Stato.
Il giochetto può essere rivolto anche verso i giudici, come vedremo più avanti.
I minorenni
Uno degli elementi importanti del codice penale è quello relativo ai reati commessi dai minori.
Sarebbe il caso di ridurre anzitutto il termine della minore età ad almeno 10 anni, poiché i ragazzi a quella età , specie quando commettono un crimine, sanno bene quello che fanno.
Questo provvedimento ridurrebbe sensibilmente lo sfruttamento da parte degli adulti, consci che un minorenne anche su un reato grave come il furto o lo spaccio di droga, quando viene sottoposto a condanne, subisce condanne risibili .
E’ vano , infine sproloquiare sulla pressocchè totale influenza dell’ambiente sulla reità dei giovani.
Questo assunto cozza con la realtà in quanto oggi non pochi giovani appartenenti alle cosiddette buone famiglie diventano delinquenti per infinite ragioni, ma sopratutto, per una precisa scelta di scorciatoia verso un maggiore benessere.
Gli psicologi
Una categoria da utilizzare come semplici consulenti, con parere non vincolante è quella degli psicologi.
Occorre precisare, anzitutto , che la psicologia non ha nessuna delle caratteristiche che permettono di definire una scienza : capacità previsionali, con esiti oggettivamente misurabili , ottima ripetitività sperimentale, definizione di regole generali oggettivamente valutabili.
La psicologia è diventata una parascienza, soggetta ad interpretazioni politiche, per cui ( e non a caso) si sostiene che l’autore di delitti non è responsabile in quanto “è la società che lo ha traviato” (teoria del “buon selvaggio “ che non ha nessun riscontro in natura poiché per madre natura non esiste il buono o il cattivo, ma esiste solamente chi percorre un tracciato evolutivo foriero di un avvenire e chi batte una strada evolutiva senza successo).
Chi d’altronde sostiene la colpa della società nei reati non si capisce perché non mantenga tale logica nei fatti positivi.
Io sono bravo per esclusivo merito mio , e se sono cattivo la colpa è degli altri.
Purtroppo, in sede processuale, i giudici tengono gli psicologi nella stessa considerazione di chi fornisce dati e dimostrazioni matematiche.
L’espiazione delle pene.
Sull’argomento espiazione delle pene si potrebbe scrivere un romanzo.
Abolita la pena di morte (senza peraltro interpellare i cittadini), si sta discutendo di abolire l’ergastolo, ma già oggi vi sono rari esempi di persone che scontano i trent’anni e sono per lo più coloro che non fanno notizia : Ugo Ciappina , della “banda di via Osoppo” che, pur non avendo né ucciso ne ferito nessuno se li sconta tutti senza che nessuno si sogni di venirgli incontro.
Qui è opportuno sviluppare un po’ di ragionamenti. E’ pur vero che il carcere ha funzione redentiva, oltre che punitiva, ma vale la pena di domandarsi, statistiche alla mano, la percentuale di redenti. Se tale percentuale , come appare in realtà, risulta di qualche unità riterremmo logico un rapporto analogo sul peso punizione/redenzione.
Tuttavia, al difuori di queste considerazioni, non si vede perché uno, salvo errori giudiziari e salvo una condotta particolarmente eccellente non debba scontare tutta la pena, in carcere e non ai comodi arresti domiciliari.
Per coloro che lamentano la scarsità di patrie galere vorremmo ricordare che uno Stato in guerra realizza rapidamente luoghi di detenzione collettiva per centinaia di migliaia di persone che non avendo fatto nulla di male se non di servire la propria patria hanno il diritto ad essere trattate leggermente meglio di uno che ha commesso un reato . Quanto al trattamento dei prigionieri la Croce Rossa Internazionale avrebbe sempre e comunque grandi possibilità di controllo.
La cosa più allarmante è costituita dal fatto che oggi più uno è provatamente un delinquente e più viene trattato con i guanti.
Al dilà di altri, non difficili sospetti, viene dato da pensare che qualcuno, detentore del potere , abbia deciso che più i cittadini normali soffrono non per colpa loro , e meglio è, forse nella speranza che acquistino meriti per il Paradiso..
I giudici non rispondono mai dei loro misfatti.
E’ sicuramente corretto che i giudici non possano essere sottoposti al controllo di una qualsivoglia autorità politica o amministrativa salvo che al Supremo consiglio della Magistratura.
E’ tuttavia altrettanto vero che anche il più “santo” degli individui se non è sottoposto al controllo per ogni sua azione, tende fatalmente a sentirsi al disopra di ogni regola ed a pensare e a comportarsi da semidio.
Non per nulla i giudici di oggi hanno formato una specie di casta che rifiuta sempre più ogni contatto , specie se critico, con l’esterno. Questa casta è ormai unico giudice di se stesso.
I giudici di oggi neppure sono sfiorati dal pensiero di che cosa pensa il cittadino comune del loro comportamento e tendono sempre più a filosofeggiare sulle Leggi solo parzialmente loro imposte dal Parlamento.
Perché “parzialmente” ? Perché tra le più o meno notevoli varianti di una Legge apportate dai burocrati e le personalissime interpretazioni dei giudici, del pensiero originale rimane ben poco.
Solo parzialmente oltretutto anche perchè con il supporto indiretto degli avvocati (altra semicasta) e diretto dei burocrati, i giudici continuano a giocherellare con qualcosa che si distacca sempre più dal reale e dal giusto.
Per loro ormai “giusto” è la Legge da loro interpretata “ingiusto” è tutto il resto, anche l’evidenza.
Proposte per un controllo dell’operato dei giudici
Il primo passo da farsi sarebbe quello di vietare ai giudici di contattare la stampa in un qualunque modo o forma.
Se la stampa vuole conoscere il pensiero di un giudice non ha che da leggersi le motivazioni delle sentenze.
Il secondo passo sarebbe quello di vietare ai giudici di esprimere il loro pensiero politico, fatta eccezione per il mezzo del voto.
Terzo punto. Si è detto sopra che, correttamente i giudici devono essere indipendenti sia dal potere politico che dal potere burocratico.
Ma devono essere indipendenti dal giudizio dei cittadini? Pensiamo proprio di no.
Sarebbe opportuno ricordare che qualunque Legge dovrebbe essere la formalizzazione di un principio di buon senso , condiviso dalla maggioranza dei cittadini.
Ecco quindi la possibilità.
Un giudice ha emesso una sentenza. Tale sentenza pur rientrando nella Legge (ma le Leggi ammettono una così vasta latitudine di interpretazione che contemplano tutto ed il suo contrario) è secondo il buon senso comune?
Qualunque cittadino deve essere messo in grado di appellarsi. Se il suo appello risulterà positivo , bene, diversamente dovrà essere condannato ad una multa così salata da fargli passare la voglia di attaccare un giudice senza un buon fondamento.
Appellarsi davanti a chi? Davanti ad una commissione di almeno 50 cittadini scelti a caso tra una lista di nomi tra le persone dotate delle seguenti caratteristiche:
1.-Non aver subito condanne penali
2.-Aver superato i 40 anni
3.-Non aver mai giudicato la stessa persona
4.-Non aver mai giudicato per più di tre volte in 3 anni
Queste caratteristiche danno la garanzia di pacatezza di giudizio e di impossibilità di frodi a danno di un giudice.
Questa commissione, assistita da un avvocato in qualità di puro consulente, dovrà stabilire se, a suo parere il giudice ha sentenziato secondo il buon senso oppure no.
Se la risposta è positiva, paga il denunciante.
Se la risposta è negativa si scrive una nota negativa sullo stato di servizio del giudice.
Dopo X note negative (non faremo una guerra per stabilire il numero purchè abbia un senso logico) il giudice non solo sarà allontanato dalla Magistratura, ma gli sarà impedita qualsiasi attività nel campo legale (anche, perciò , di esercitare come avvocato).
Siamo certi che con questo tipo di controllo raramente si verificherebbero casi di interpretazioni “ad libitum”.
Proposte per una semplificazione del codice
Una delle caratteristiche fondamentali del sistema della malagiustizia , sono i ritardi.
Non si capisce bene il perché, ma i ritardi sono proporzionali alle pagine scritte per arrivare alle sentenze.
E queste pagine raramente chiariscono le situazioni. Anzi.
A nostro modesto avviso i Codici e le Leggi sono fatte apposta per complicare le cose.
Abbiamo la sensazione che dal tempo di Renzo Tramaglino i progressi siano stati di tipo gamberesco.
Vediamo anzitutto le pene.
Sembra che le pene comminate per un reato siano il frutto di complicatissimi algoritmi che diventano ancora più complessi se vi si aggiungono le sottrazioni dovute alle attenuanti e le aggiunte dovute alle aggravanti.
Il risultato finale è che gli innocenti o i semi colpevoli sono in galera ed i colpevoli sono a spasso tranquilli.
Questo significa che tutto quel marchingegno denominato pomposamente “diritto”, andrebbe piuttosto chiamato “distorto”, poiché rappresenta la quintessenza dell’illogicità, della disorganizzazione , in poche parole dell’ingiustizia.
Vediamo di analizzare brevemente il problema. Che cosa vuole la logica, davanti ad un reo.
Vuole anzitutto che il reo sia punito per logica del contrappasso e per deterrenza e che la punizione comminata sia scontata tutta, senza eccezioni.
Vuole, in seconda istanza , che il reo non commetta un secondo reato ( evitare la recidiva).
Vuole in terza istanza (ma solo in terza istanza) che il reo, una volta scontata la pena , si converta e diventi una persona normale (uno dei segreti più segreti è la percentuale di ex rei divenuti persone oneste. Segreto che rimane tale poiché ci viene dato da sospettare che la percentuale sia così bassa, che se risaputa manderebbe a spasso una valanga di persone che sulle possibilità di conversione ci marciano e ci campano).
A nostro modesto avviso riteniamo che i presunti rei andrebbero divisi in due grandi categorie :
i rei beccati con le mani nel sacco , ossia i rei “senza discussione ” per i quali la pena “standard” andrebbe comminata subito , velocemente, senza tante discussioni. Pena che andrebbe raddoppiata nel caso si trattasse di recidiva.
I rei sui quali pesano sospetti più o meno documentati. Per questi si dovrebbe procedere ad un normale dibattito, ma senza troppi arzigogolamenti.
Le Leggi dovrebbero poi essere redatte in maniera tale che il campo di valutazione sia sufficientemente ampio, ma non così vasto come l’attuale che prevede tutto ed il suo contrario.
Indubbiamente , poichè siamo in un campo in cui interviene la psiche umana, non è possibile determinare regole ferree.
Occorre tuttavia che il campo di valutazione soggettiva sia ristretto entro limiti accettabili.
Naturalmente sulla testa dei giudici dovrebbe pendere sempre la mannaia di una possibile denuncia “per aver sentenziato contro il buon senso comune”.
Conclusioni
Quali conclusioni si dovrebbero trarre, dall’insieme delle considerazioni più sopra svolte?
Conclusioni sconsolanti. Una purtroppo di particolare rilievo. I parlamentari eletti non sono neanche sfiorati dal problema , troppo preoccupati di curare con frasi ed interventi ad effetto il proprio orticello elettorale.
Questo conferma quanto abbiamo già avuto occasione di scrivere.
Gli eletti se ne guardano bene dal fare “ la volontà del popolo”. Qualcuno, più autoritario tenta di fare “il bene del popolo”, la massa batte la strada del fare “il proprio bene”.
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