CREDITO AGEVOLATO ALLE PMI
Specialmente da quando sono iniziati i “tempi calamitosi” è un continuo parlare delle esigenze, pena la chiusura di molte PMI, di concedere, in maggiore misura, crediti agevolati.
Non saremo certo noi a difendere le banche, ma , certamente i suddetti erogatori di credito hanno una giustificazione difficilmente smontabile da chicchessia : la situazione di credito verso un’azienda è strettamente collegata alla sua situazione di bilancio.
Tuttavia il problema finanziario delle PMI, può essere risolto attraverso una strada sicuramente molto più semplice che , oltretutto, cancella una palese discrasia.
Chissà perché, invece, in Italia, se uno deve andare da Milano a Gorgonzola, tenta sempre di passare prima sulla cima del Monte Bianco.
Vediamo anzitutto di analizzare , sia pur sinteticamente, il fenomeno della carenza di finanziamenti.
In generale le PMI hanno necessità di essere finanziate per ritardi , spesso crescenti, nei tempi di incasso.
Questi ritardi sono dovuti sostanzialmente a due fattori:
1.-Il cliente parte dal presupposto di speculare a propio favore, sui ritardi di pagamento.
Tipico , ad esempio, è l’atteggiamento dei supermercati i cui guadagni sono quasi esclusivamente dovuti alla differenza tra i tempi di incasso (incassano per contanti all’atto della vendita o, al massimo, accettano i pagamenti con carte di credito che garantiscono loro un incasso entro 30 gg.) ed i tempi di pagamento dei fornitori (120 gg. e oltre)
2.- Il fornitore, in sede di trattativa, quando non riesce più ad aumentare lo sconto per accaparrarsi la fornitura, gioca offrendo dilazioni di pagamento .
Chiaramente è questo un meccanismo perverso che tende a accelerare nei tempi di crisi , come l’attuale.
Infatti , specie ora , essendo i margini ridotti all’osso , il fornitore, pur di strappare una ordinazione che significa lavoro, tende ad offrire maggior respiro nei pagamenti
La Lega questa storia l’ha capita sin dal 1994 ed ha presentato, tra i soliti frizzi e sarcasmi degli avversari politici, una proposta di Legge.
Invano !
Come al solito la prima ad aver capito l’importanza della soluzione è stata l’Europa che si è espressa con una Direttiva, recepita poi, obtorto” collo dall’Italia.
Direttiva e Legge italiana prevedono un tempo massimo di pagamento di 60 gg.
Altri lazzi e frizzi, sia pure più sommessi, con la giustificazione che se un fornitore (piccolo) dovesse denunciare un cliente (grande) verrebbe sì pagato entro i 60 gg. ,ma solo una volta in quanto verrebbe cancellato “ illico et immediate”, dall’elenco dei potenziali fornitori.
Con questa dichiarazione tutti tendono ad alludere (chissà perché) alla FIAT , dimenticando che i peggiori fornitori sono , di gran lunga , gli enti pubblici.
I quali, da tempo immemorabile hanno il malvezzo di fare ordinazioni senza denaro a disposizione, o , nella migliore situazione, con crediti nei confronti di altri enti pubblici, crediti la cui estinzione avverrà in tempi noti solo a Giove.
Allora perché chi governa non comincia a obbligare gli enti pubblici ad acquistare qualsiasi cosa solamente quando hanno i contanti nel cassetto ?
Questa crisi mondiale sta insegnando a tutti che è necessario ritornare ai tempi in cui uno comprava se aveva i soldi per pagare, diversamente aspettava di averli.
Allora perché non cominciare proprio dagli enti pubblici italiani ?
Enti pubblici i quali, oltre a pagare sempre più in ritardo , continuano ad indebitarsi in misura paurosamente crescente.
Ed ora veniamo ai controlli.
Ci si sta battendo , giustamente, perché l’IVA venga versata non al momento della fatturazione ma al momento dell’incasso.
E allora quale miglior mezzo di controllo di raffrontare la data della fattura con la data dell’incasso?
Da parte di chi ?
Non certo da parte del fornitore, ma da un ente di controllo che già svolge tali funzioni: la Guardia di Finanza !
La Guardia di Finanza , invece di essere sollecitata a pignolare anche su errori formali non potrebbe , visto che comunque le fatture è obbligata e verificarle, a fare questo raffronto denunciando gli evasori non solo fiscali , ma anche gli evasori della Legge sui pagamenti ?
Ecco che in questo modo le PMI non sarebbero più obbligate a denunciare gli autori dei ritardi, esponendosi a severe rappresaglie, ma il tutto avverrebbe per via d’ufficio, in maniera totalmente automatica e trasparente.
Ed ora facciamo anche i “buonisti”.
In questa situazione nessuno pensa di far rientrare subito i clienti debitori entro i fatidici 60 gg., ma si vuol cominciare a tartassare chi paga oltre i 120 gg ( e noi accetteremmo anche, in prima istanza anche oltre i 240 gg) enti pubblici in testa ?
Poiché oltre alla multa gli evasori sarebbero obbligati a rimborsare al creditore anche i giorni di valuta persi dal creditore per ritardato pagamento e questi ultimi andrebbero versati subito, sarebbe il succitato un mezzo efficacissimo per costringere i pubblici amministratori ad una più oculata gestione di quanto affidato in loro consegna temporanea.
Considerando anche un’ultima cosa:.
L’evasione del termini di pagamento dovrebbe avvenire per ordine diretto del responsabile ad alto e altissimo livello, e quindi sarebbe soggetto al Codice Penale, con le conseguenze del caso……..
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