I problemi finanziari delle PMI
Si parla e si scrive sempre più spesso delle drammatiche condizioni finanziarie delle PMI.
Da più parti si pensa a crediti agevolati che , su azione governativa, dovrebbero essere concessi dalle banche.
Val la pena di domandarsi se questa sia la soluzione, tenuto conto che richiederebbe non indifferenti costi per la collettività.
Domandiamoci anzitutto perché la situazione si sta aggravando. La risposta è semplice: la situazione si sta aggravando perché i debitori Enti pubblici e ditte private , per risolvere i loro problemi finanziari hanno pensato e pensano di allungare costantemente i termini di pagamento, scaricando l’onere sui piccoli.
Il risultato è che le PMI si vedono costrette sempre di più a ricorrere alle banche per farsi anticipare almeno una parte degli importi delle fatture.
Tutto questo atteggiamento ha una logica?
Pensiamo proprio di no!
Sarebbe anzitutto il caso di ritornare al tempo dei nostri nonni quando chi decideva di fare una spesa contava prima i soldi che aveva a disposizione e ,nel caso negativo, rimandava il programma a tempi migliori.
Il suggerimento al Governo di “far applicare questa vecchia regola “ vale , in particolare, per gli enti pubblici e para pubblici che , colti da insani entusiasmi, si sono fatti persuadere ad attingere perfino al mercato degli IRS (Interest Rate Swap) che è una delle tante applicazioni della così benemerita “finanza creativa”, autrice diretta della crisi americana e mondiale.
Quindi si invitano i responsabili governativi a obbligare gli enti pubblici a finanziarsi solamente attraverso rendite proprie e certe.
Stabilita che sia questa premessa è possibile risolvere il problema finanziario delle PMI in maniera semplice ed a costo zero per la collettività
Facciamo una brevissima storia.
Nell’anno di nostro Signore 1995 un gruppo di Senatori leghisti ha presentato un PDL nel quale si delineava l’obbligo per tutte le aziende di pagare i fornitori entro 60 GG.
Tanto per cambiare non se ne è fatto di niente, non solo, ma si è derisa , more solito, la Lega, come se avesse proposto una bestialità.
Poco tempo dopo l’Europa ha fatto sua la proposta portando il termine a 90gg
L’Italia ha dovuto recepire con una Legge tale direttiva, Legge che esiste ed è stata approvata, ma a Roma si è bellamente ignorata l’esistenza di tale Legge.
Ricordiamo solo che in Italia i pagamenti vengono dilazionati ad un anno e oltre!
Se si vuole mettere riparo a questa crescente discrasia, non si deve promulgare niente.
Occorre solo che il Ministero del Tesoro ORDINI alla Guardia di Finanza , in concomitanza delle sue visite di controllo fiscale presso le aziende, visto anche che in tali occasioni la GdF prende in mano , come primo documento , le fatture emesse, di verificare la data di pagamento perseguendo con una adeguata contravvenzione non i creditori ma i debitori.
E , stando larghi , multando soltanto i morosi dopo i 120 gg (quindi gli si concede ancora un mese di franchigia)
In tal modo lo Stato ci farebbe anche un guadagno !
Che cosa si risolverebbe in tal modo ?
Semplice !
1.- Le PMI non dovrebbero più farsi anticipare dalle banche una parte dell’importo fatture, indebitandosi.
2.-I creditori non avrebbero l’onere (peraltro molto pericoloso) di denunciare i debitori ritardatari.
3.-Si obbligherebbero una buona volta gli enti pubblici a fare acquisizioni soltanto nel momento in cui dispongano del denaro necessario per pagare evitando in tal modo il ricorso alla cosiddetta “finanza creativa” fonte plurima di disastri economici e finanziari.
Se poi lo Stato volesse dare un ulteriore aiuto alla PMI basterebbe che spostasse il pagamento IVA alla data di incasso fattura.
In tal modo le PMI , se ben gestite, tirerebbero un grande, grandissimo respiro di sollievo.
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