domenica 1 agosto 2010

SCUOLA INDUSTRIA

RELAZIONI SCUOLA INDUSTRIA

Il problema dell’istruzione professionale.
L’istruzione professionale ha sempre presentato problemi ,quando si è trattato di trasferire le nozioni impartite agli allievi, dal piano teorico a quello pratico.
Questa parte applicativa è stata quasi totalmente trascurata nel settore universitario e in buona parte negletta nelle scuole di avviamento professionale , con conseguenti lunghi e faticosi tempi di inserimento dei neo laureati e dei neo diplomati nel mondo del lavoro.
Unico esempio positivo che vogliamo citare è quello rappresentato dall’Istituto italiano della Saldatura, dove ,nei corsi di specializzazione in tecniche di saldatura, corsi rivolti principalmente a laureati in ingegneria ed anche a diplomati (purchè dotati di un solido bachground teorico, in parte autoformato) .In detti corsi viene dato identico peso e pari importanza , alla formazione teorica ed alla formazione pratica anche in sede d’esame .
Non a caso il grande Leonardo ebbe a dire : “Quando t’avvien di trattar delle acque, consulta prima l’esperienza e poi la scienza.”
E questo concetto va evidentemente esteso a tutti i settori applicativi.
Stranamente, ma non troppo , il lato applicativo ha subito progressive riduzioni negli ultimi vent’anni, con un crescente disprezzo da parte di molti docenti.
Relazione teoria-pratica.
Perché questo fenomeno?
La spiegazione è abbastanza semplice.
Fino ad una trentina di anni fa i docenti delle scuole professionali e la maggior parte degli assistenti universitari erano persone che lavoravano nell’industria e che con molta passione e grandi sacrifici, scarsamente retribuiti trasferivano agli allievi le loro esperienze quotidiane di lavoro.
L’ondata contestatrice ha portato a varare Leggi in base alle quali questo doppio impiego non era e non è piu’ possibile ( salvo che per i pochi docenti a contratto in sede universitaria).
Questo ha tagliato di colpo ogni collegamento con la realtà.
Occorre inoltre ricordare che nel settore delle scienze applicate chi no le applica quotidianamente finisce “out” nel giro di pochissimi anni e quindi, suo malgrado, si limita ad aggiornarsi attraverso le pubblicazioni.
Il che è molto poco.
Come si sviluppa la pratica
Sino a poco tempo fa le scuole professionali si attrezzavano per le lavorazioni con macchine chiave: torni, rettificatrici universali, fresatrici, rettificatrici piane, trapani.
Eccezionalmente si trovavano piccole piallatrici ed alesatrici.
Completo era l’attrezzamento per lavorare al banco e quello di controllo con una completa dotazione di blocchetti di riscontro, calibri e micrometri per interni e per esterni.
Piu’ raramente si trovavano dotazioni di banchi millesimali.
La dotazione dianzi descritta si mantiene a tutt’oggi nonostante le condizioni dell’industria siano radicalmente cambiate.
Oggi, infatti , le macchine tradizionali sono quasi totalmente sparite, rimanendone traccia nelle piccole officine e nei reparti di manutenzione.
Mancano nelle scuole i grandi centri di tornitura e di lavorazione , le rettifiche a CNC, le grandi macchine a portale o a montante mobile che sono di normale dotazione nelle industrie.
Mancano inoltre sistemi CAD e CAM.
Per quali motivi?
Semplicemente per motivi economici.
Un centro di lavoro costa oggi oltre le 10 volte una macchina tradizionale di pari capacità volumetriche di lavoro.
Per quanto concerne sistemi CAD-CAM, siamo a livelli che superano la cinquantina di milioni.
Questo significa che una scuola non si può (e non si potrà mai) permettere investimenti di questo livello .
Inoltre chi pilota quelle macchine non lo può fare saltuariamente , come un qualsiasi istruttore scolastico, ma deve mantenersi inefficienza lavorandoci sopra con continuità.
Proposte di attuazione
Per quanto detto sopra occorre cambiare radicalmente la filosofia scolastica.
1.-I professori di ruolo continuino pure a sviluppare e ad insegnare le materie teoriche.
2.-Le materie applicative , come ad esempio la Tecnologia, non possono che essere svolte da persone che queste materie le trattano in pratica tutto il santo giorno.
Per completare l’esempio la Tecnologia non può che essere spiegata da un tecnologo.
Anche perché mentre le materie teoriche hanno un’evoluzione relativamente lenta ,le materie applicate hanno uno sviluppo che potremmo addirittura definire turbolento.
I tassi di aggiornamento, pertanto, devono essere robustamente diversi e non possono svilupparsi entrambi a salti.
3.-Per quanto riguarda le esercitazione esse non possono che svilupparsi presso le industrie, affidando sul posto di lavoro ad ogni operatore macchina uno o piu’ allievi, a seconda dei casi .
La perdita di produttività della macchina , che, ovviamente , risulterà di un qualche percento, comunque misurabile, dovrà essere rimborsato dall’ente pubblico preposto all’istruzione.

I vantaggi sono evidenti:
Allievi piu’ preparati
Allievi piu’ interessati
Industrie che potranno disporre di giovani che richiederanno un periodo di addestramento .

INTERFACCIA RICERCA-INDUSTRIA

I problemi delle PMI relativi alla ricerca. Ricerca di base o ricerca applicata ?
Le PMI, ossia quelle aziende che hanno un numero di dipendenti massimo di un paio di centinaia di persone, hanno , come qualsiasi azienda , esigenze di sviluppo.
Questo sviluppo può essere ottenuto solamente attraverso la produzione di nuove idee, con il supporto della tecnologia e della finanza.
Queste nuove idee richiedono spesso una “ricerca di laboratorio” che, in genere non può essere condotta presso l’azienda per mancanza di personale e di attrezzature.
E’ quindi indispensabile che detta ricerca avvenga presso enti adeguatamente attrezzati.
E’ opportuno ricordare che ,per una singola azienda (salvo casi assolutamente eccezionali) non si tratterà mai di ricerca di base , ma di ricerca applicata.
Una ricerca di base potrà essere sviluppata per conto di una grossa cooperativa di PMI.
Questo per evidenti ragioni di costo ed anche perché una ricerca di base può anche portare ad un risultato pratico nullo.
La prima fase va sviluppata in azienda e consiste nel :

determinare gli elementi su cui sviluppare la ricerca e gli obbiettivi della ricerca

Questa fase richiede non solamente una buona conoscenza del problema aziendale , ma anche altrettante conoscenze teoriche e di come si conduce una ricerca.I finanziamenti.

Gli scambi informativi in fase ricerca
Durante lo sviluppo della ricerca, che va seguita a passo a passo, si verificano spesso esigenze di colloqui tra ricercatore e PMI.
Questi colloqui richiedono l’intervento di un personaggio , con le conoscenze di cui sopra, che funga da interfaccia.

Il trasferimento dei risultati
I risultati della ricerca , così come si presentano nella maggior parte dei casi, richiedono personale che comprenda appieno i risultati e sappia come applicarli nella realtà aziendale.
Questo rappresenta un grosso problema in quanto le PMI se hanno la persona adatta , non ha il tempo materiale per dedicarsi all’applicazione.

La soluzione in sede regionale o provinciale

La soluzione , peraltro abbondantemente applicata e collaudata, consiste nei seguenti passaggi , premesso che il finanziamento avvenga da parte di un ente pubblico (in genere la Provincia):

1.- Nomina di due gruppi di esperti che separatamente esaminino la richiesta sotto l’aspetto economico finanziario e sotto l’aspetto tecnico.
Il responso positivo di entrambi i gruppo dà il via all’operazione.
2.- A questo punto , su quella particolare operazione , l’ente finanziatore diviene “socio” con tutto l’interesse che l’esito finale sia positivo.
3.-Con la premessa di cui sopra gli esperti tecnici divengono consulenti e fungono da interfaccia, prima , durante e dopo la ricerca.
4.- Poiché i finanziamenti dovrebbero essere dati a stadi d’avanzamento, gli esperti dovrebbero operare anche come controllori –sollecitatori.

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