giovedì 26 aprile 2012
DIFFERENZE tra le modalità di gestione e quelle del privato
Troppo spesso si sente proclamare dai politici che , per gestire ciò che è pubblico (Comuni, Provincie, Regioni,Stato ed Enti ), occorre “esperienza politica “ che nulla ha a che vedere con l’esperienza acquisita nell’industria privata.
Vediamo di stabilire alcuni chiari punti di partenza, per dimostrare che la tesi sostenuta da molti politici, assolutamente privi di capacità gestionali (basta esaminare il loro curriculum) non sta in piedi.
L’unica differenza tra Pubblico e Privato sta nel fatto che il Pubblico non deve produrre utili, mentre il privato sì.
Per tutto il resto : gestione dei bilanci, organizzazione aziendale, trattative con sindacati, fornitori, clienti, non cambia assolutamente nulla.
Non si capisce ( o meglio si capisce fin troppo) perché la rendicontazione finanziaria del settore pubblico debba essere compilata con criteri medioevali.
Si sono normalizzate le modalità di bilancio su scala europea, mentre i bilanci del settore pubblico sono ancora lì che aspettano una radicale revisione.
Naturalmente detti rendiconti, con la tecnica attualmente in uso in Italia, si prestano egregiamente a trucchi e ad artifizi contabili.
A semplice esempio si riesce a far passare sotto la voce “cassa “ non solo la voce “contanti “, ma anche taluni crediti “assolutamente certi”, violando in modo plateale il concetto tecnico della parola “cassa”.
Per quanto riguarda l’organizzazione oltre ad una strutturazione di “gestione per obbiettivi” la cosa che si evita accuratamente di fare nel settore pubblico è quella della responsabilizzazione totale dei gestioni dei singoli settori della struttura..
Per la parte “trattative “nel settore privato si applica la tanto vantata “arte del possibile” del settore pubblico, non potendosi, anche nel settore privato, fare ciò che più aggrada.
Un’ultima caratteristica del privato che, nel pubblico se ne guardano bene dall’adottare è la famosa “regola del tre”.
In base a tale regola, che non ci stancheremo mai di citare, ci deve essere chi fa le norme, chi le applica e chi controlla .
Così come non avviene , ad esempio nella Magistratura, dove tutti sono auto referenziati.
Con i risultati che ben conosciamo.
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