sabato 21 aprile 2012
di LUIGI LOMBARDI CERRI
L’Italia, nelle classifiche mondiali, occupa sempre uno degli ultimi posti, con tendenza al peggioramento.
Una delle classifiche più generali, prodotta dalla Banca Mondiale in collaborazione con l’IFC (International Finance Corporation) è quella relativa al “ fare business”. In detta classifica l’Italia occupa l’87° posto , dopo essere discesa di ben quattro posti rispetto all’anno precedente. E poi ci si domanda perché gli stranieri non investono in Italia. Mica sono matti.
Dopo di noi vengono alcuni interessanti esempi come Sri Lanka, Belize, Guatemala e, infine, al centesimo posto, ma non troppo lontana, la Grecia.
Prima di noi, oltre ai soliti noti, ci sono nazioni quasi sconosciute dal punto di vista del business, come Cyprus, Kazakhstan, Oman, Santa Lucia, Botswana, Tonga, Ghana , ecc. Ognuna di queste nazioni ha una sua popolazione ed una sua cultura che permette di distinguerla chiaramente da tutte le altre. Gli abitanti di Cyprus non hanno le stesse caratteristiche dei Kazaki, ciononostante far impresa da quelle parti sta diventando meglio che non farlo nel “belpaese”. Appare chiaro, comunque, che se il Rwanda, che occupa il 45° posto in classifica dopo essere risalito di ben cinque punti in un anno – ed è quindi di ben 42 posti davanti all’Italia – vuol dire che la sua classe dirigente è di una capacità manageriale più del doppio capace di quella italiana. Si possono mettere in piedi tutte le argomentazioni che si vogliono sulla “millenaria civiltà” italica , ma la realtà e solo quella espressa dai numeri.
Ed ora veniamo alla classe dirigente.
La classe dirigente di un qualsiasi Stato è costituita da: politici, burocrati (giudici compresi), militari e poliziotti. Orbene, la classe dirigente italiana è costituita, mediamente, per oltre il 60 % da persone delle regioni del Sud. Diciamo mediamente perché per il Nord la percentuale è un po’ minore e per il Sud maggiore. Questo significa che la capacità gestionale del Sud è di oltre la metà della capacità gestionale dei dirigenti del Rwanda. Significa anche che se la “baracca” al Nord funziona meglio questo è dovuto ad un minore percentuale di meridionali nelle file della burocrazia del Nord.
Esempio clamoroso, ma non unico: la gestione ospedaliera. La situazione sanitaria (malattie e incidenti) è identica al Nord , come al Sud. La cultura medicale è identica (almeno si spera). I finanziamenti sono abissalmente spostati verso gli ospedali del Centro-Sud. Ciononostante la sanità al Sud è un disastro. Che significa? Semplice! Assoluta incapacità gestionale dovuta unicamente a motivi tecnici e culturali.
A che cosa è dovuta questa incapacità? Non lo so, non sono un esperto. Però la realtà è quella sopra indicata, senza se e senza ma. E non serve tirare fuori, come infondata giustificazione, la deprecabilissima (quanto la maledico) invasione savoiarda. La corruzione che ha permesso ai quattro gatti di garibaldini di vincere a Calatafimi e le funeste, quanto azzeccatissime previsioni del duca Gramont di Salmour non sono state inventate dopo.
Quale è la cura possibile dunque?
Non semplice e, soprattutto, non indolore per chi è abituato a campare alle spalle altrui. Il primo passo, passo indispensabile, deve anzitutto essere quello del riconoscimento da parte della maggioranza dei cittadini del Centro-Sud della propria incapacità manageriale. Ergo, devono smettere, senza lamentarsi, di comandare, specie al Nord. “Carmina non dant panem” dicevano i troppo spesso citati latini.
Riconosco di essere sempre stato incapace di fare i cento metri in 10 secondi netti. Perciò non ho mai preteso di essere incluso nella nazionale di atletica, né ho ammonticchiato scuse su scuse per giustificare questa mia carenza, dando colpa a chicchessia.
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