L’INVIDIA
Perfino
Dante Aligheri ha messo all’inferno gli invidiosi.
“Ma
chi sei tu che vai interrogandoci sulla nostra condizione e porti gli
occhi non cuciti, così come penso (Sapia si è accorta che Dante è
riuscito ad individuarla), e parli come un vivo?” , così viene
espresso nella Divina Commedia, e ancora “Gli occhi mi saranno
anche qui tolti, ma per breve tempo, perché poca è l’offesa che
essi hanno fatto a Dio per essersi volti a guardare con invidia il
prossimo”.
Un
tempo il quasi esclusivo desiderio era di far carriera e di portare
avanti a studiare i propri figli in modo che potessero assumere una
migliore posizione sociale rispetto ai genitori.
Oggi
no! L’importante è omogeneizzare tutti verso il basso e, a chi,
nella vita, ha conquistato onestamente qualcosa , bisogna portargli
via tutto, attraverso sistemi indegno di un paese che vanta
(abusivamente) di possedere una grande civiltà .
Guardate
che cosa scrivono i mezzi di comunicazione: “ bisogna controllare e
limitare i guadagni” , anche se leciti, al disopra di un limite
ritenuto “scandaloso” ( il limite auspicato è poco sopra quello
di sopravvivenza).Mai controllare se lo stipendio guadagnato sia
proporzionale al lavoro prodotto.
Perché
“ lavoro” è una parola da scordare.
Tutto
questo volutamente dimenticando che il problema (fondamentale) dei
poveri , non si risolve rendendo poveri i ricchi, ma attraverso la
creazione di posti di lavoro qualificati dove i poveri possano
guadagnare abbastanza di più dell’appena sufficiente a sfamarsi.
Invece
sembra che l’aspirazione sollecitata sia quella di conquistare un
posto di lavoro nel quale si possa far finta di lavorare, mentre il
datore di lavoro (possibilmente lo Stato ) faccia finta di pagare.
Tanto
la giustificazione pronta da presentare in caso (certo ) di
fallimento è quella di accusare “la bieca reazione, sempre in
agguato”.
A
tutto questo va aggiunta una crescente “super moralità” in base
alla quale se uno di destra (vera o presunta) sputa in terra è
clamorosamente additato come “antisociale”, mentre se uno di
sinistra chiude gruppi di cinesi in un malsano capannone ,
obbligandoli a lavorare 11-12 ore al giorno per un pugno di riso
viene considerato un “distratto” e chi non lo ha controllato è
solamente uno che “non dispone di sufficienti mezzi “.
Infatti
per i burocrati i mezzi ( sia economici sia di uomini) sono sempre
scarsi, nonostante la triplice scorta messa giorno e notte a
disposizione di personaggi come, ad esempio, Anna Finocchiaro che,
tra l’altro, non vale il costo di mezza cartuccia per ammazzarla.
In
compenso le folli cifre pagate ai “pedatori” ( come li chiamava
il compianto Gianni Brera), cifre davanti alle quali impallidiscono
anche i più elevati compensi dati dall’industria,.
L’immigrazione inutile di questi personaggi e le follie da loro
commesse sono tollerate con paterna bonomia.
L’applicazione
dell’invidia su vasta scala è data anche dal costante
atteggiamento del Sud nei confronti del Nord.
Questo
atteggiamento è preceduto da una continua aria di superiorità dei
romani, forti soltanto di una indiscutibile capacità che avevano
all’incirca 2000 anni fa e sparita totalmente nei secoli.
Affiancata
a questa boria permane l’aria di vittimismo accusatorio degli altri
meridionali, come se le cattedrali nel deserto , lo spreco di
risorse, la sanità disastrosa ed economicamente deficitaria, la
scuola ad uno degli ultimi posti e, perfino, “la terra dei fuochi”,
fossero colpa del Nord.
Tutto
questo perché persone, i polentoni, con una intelligenza forse meno
viva, ma con onestà ( non hanno inventato la mafia, esportata in
tutto il mondo ma l’hanno subita) e con una testarda tenacia hanno
prodotto ( e producono tutt’ora sia pure in maniera ridotta causa
la crisi ed il peso del Sud) ricchezza tale da mantenere a ufo gli
eredi, alquanto sfaticati, di una “millenaria civiltà “.
gian
luigi lombardi-cerri
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