martedì 28 ottobre 2014

L'INVIDIA


L’INVIDIA

Perfino Dante Aligheri ha messo all’inferno gli invidiosi.
“Ma chi sei tu che vai interrogandoci sulla nostra condizione e porti gli occhi non cuciti, così come penso (Sapia si è accorta che Dante è riuscito ad individuarla), e parli come un vivo?” , così viene espresso nella Divina Commedia, e ancora “Gli occhi mi saranno anche qui tolti, ma per breve tempo, perché poca è l’offesa che essi hanno fatto a Dio per essersi volti a guardare con invidia il prossimo”.
Un tempo il quasi esclusivo desiderio era di far carriera e di portare avanti a studiare i propri figli in modo che potessero assumere una migliore posizione sociale rispetto ai genitori.
Oggi no! L’importante è omogeneizzare tutti verso il basso e, a chi, nella vita, ha conquistato onestamente qualcosa , bisogna portargli via tutto, attraverso sistemi indegno di un paese che vanta (abusivamente) di possedere una grande civiltà .
Guardate che cosa scrivono i mezzi di comunicazione: “ bisogna controllare e limitare i guadagni” , anche se leciti, al disopra di un limite ritenuto “scandaloso” ( il limite auspicato è poco sopra quello di sopravvivenza).Mai controllare se lo stipendio guadagnato sia proporzionale al lavoro prodotto.
Perché “ lavoro” è una parola da scordare.
Tutto questo volutamente dimenticando che il problema (fondamentale) dei poveri , non si risolve rendendo poveri i ricchi, ma attraverso la creazione di posti di lavoro qualificati dove i poveri possano guadagnare abbastanza di più dell’appena sufficiente a sfamarsi.
Invece sembra che l’aspirazione sollecitata sia quella di conquistare un posto di lavoro nel quale si possa far finta di lavorare, mentre il datore di lavoro (possibilmente lo Stato ) faccia finta di pagare.
Tanto la giustificazione pronta da presentare in caso (certo ) di fallimento è quella di accusare “la bieca reazione, sempre in agguato”.
A tutto questo va aggiunta una crescente “super moralità” in base alla quale se uno di destra (vera o presunta) sputa in terra è clamorosamente additato come “antisociale”, mentre se uno di sinistra chiude gruppi di cinesi in un malsano capannone , obbligandoli a lavorare 11-12 ore al giorno per un pugno di riso viene considerato un “distratto” e chi non lo ha controllato è solamente uno che “non dispone di sufficienti mezzi “.
Infatti per i burocrati i mezzi ( sia economici sia di uomini) sono sempre scarsi, nonostante la triplice scorta messa giorno e notte a disposizione di personaggi come, ad esempio, Anna Finocchiaro che, tra l’altro, non vale il costo di mezza cartuccia per ammazzarla.
In compenso le folli cifre pagate ai “pedatori” ( come li chiamava il compianto Gianni Brera), cifre davanti alle quali impallidiscono anche i più elevati compensi dati dall’industria,.
L’immigrazione inutile di questi personaggi e le follie da loro commesse sono tollerate con paterna bonomia.
L’applicazione dell’invidia su vasta scala è data anche dal costante atteggiamento del Sud nei confronti del Nord.
Questo atteggiamento è preceduto da una continua aria di superiorità dei romani, forti soltanto di una indiscutibile capacità che avevano all’incirca 2000 anni fa e sparita totalmente nei secoli.
Affiancata a questa boria permane l’aria di vittimismo accusatorio degli altri meridionali, come se le cattedrali nel deserto , lo spreco di risorse, la sanità disastrosa ed economicamente deficitaria, la scuola ad uno degli ultimi posti e, perfino, “la terra dei fuochi”, fossero colpa del Nord.
Tutto questo perché persone, i polentoni, con una intelligenza forse meno viva, ma con onestà ( non hanno inventato la mafia, esportata in tutto il mondo ma l’hanno subita) e con una testarda tenacia hanno prodotto ( e producono tutt’ora sia pure in maniera ridotta causa la crisi ed il peso del Sud) ricchezza tale da mantenere a ufo gli eredi, alquanto sfaticati, di una “millenaria civiltà “.


gian luigi lombardi-cerri

Nessun commento:

Posta un commento