venerdì 30 luglio 2010

RICERCA TECNOLOGICA

Il problema dello sviluppo tecnologico

Viene spesso da domandarsi il perché la situazione italiana, sotto l’aspetto dello sviluppo tecnologico (e quindi dello sviluppo delle industrie) desta non poche preoccupazioni.
L’analisi è relativamente semplice , anche se le soluzioni non lo sono altrettanto.
L’Italia, per una serie di iniziative politiche folli ( a dir poco) ha perso , forse irreparabilmente , interi settori.
Ha perso il settore della chimica fine, ed in particolare quella farmaceutica, mirando scioccamente ( dato che non possedevamo il petrolio) a quella di base , peraltro totalmente naufragata.
Vano è il discorso di addossare la colpa alle multinazionali americane , in quanto alcune notissime ditte svizzere, poche , ma di rilevanza internazionale in quanto rientrano nel novero delle multinazionali, dettano legge sul mercato.
Ha perso il settore energetico.
Su tale settore vale la pena di soffermarsi . Per una serie di fortunate circostanze, non facili da spiegare, l’Italia, nel settore nucleare eccelleva dall’estremo nord, all’estremo sud, sia in campo teorico (scuola fisica di Roma , da cui sono usciti Fermi, e tanti altri) che in campo ingegneristico (molta parte degli impianti attualmente ancora e regolarmente funzionanti all’estero sono stati progettati e costruiti in Padania).
A Cernobil, impianto decotto anche tecnicamente, come gran parte degli impianti nucleari e non posti in URSS, hanno voluto effettuare alcuni esperimenti per incarico dei militari.
Per sviluppare questi esperimenti sono stati volutamente esclusi tutti i dispositivi automatici di sicurezza. Rimaneva soltanto un dispositivo ad intervento manuale. Al momento cruciale i tecnici addetti hanno perso la testa e non sono intervenuti in tempo.
Il disastro che ne è seguito è noto a tutti, ma l’unico Stato che attraverso una campagna di terrorismo psicologico finanziata abbondantemente da diversi petrolieri e grazie ad un referendum fasullo (maggioranza dei no ottenuta ben al disotto del quorum) ha fermato tutto, completando il disastro con la costosa sceneggiata della trasformazione (mai compiuta) della centrale di Montalto di Castro su cui hanno “mangiato” cani e porci.
Naturalmente con la carenza di alternative energetiche i prezzi che ci vengono richiesti per il gas sono decisamente superiori alla media.
Interi settori di produzione sono stati cancellati (settore dell’alluminio, delle ferroleghe, ed altri) a causa degli eccessivi costi energetici.
Non è certamente infondata la stima che questa “scoperta verde” sia costata alla collettività, oltre ai maggiori costi continui di energia, la perdita di non meno di tre-quattrocentomila posti di lavoro qualificati.
Ha perso il settore informatico, dove una ditta , eccellente su scala mondiale (Olivetti) è stata scassata a morte dall’intrusione di managers “politici”.
Ricordiamo, a titolo di esempio, che uno dei primi megacomputers è stato prodotto a Ivrea (l’ELEA) e forse la prima memoria a disco ad accesso casuale ( la MINA) .
Ha perso il settore automobilistico dove aziende come la Lancia, qualitativamente concorrente di Mercedes e l’Alfa Romeo, qualitativamente concorrente di BMW sono state fatte assorbire da Fiat con la fine che tutti conosciamo.
Qui non vogliamo attribuire le colpe agli imprenditori , più di quante glie ne competano, ma ai politici che hanno permesso lo sviluppo di un’azienda iperprotetta e intisichita alla morte da tale protezione.
Quali sono i settori che ci rimangono ?
L’agricoltura? Dopo le continue martellate che ci vengono inferite da “Europa, Europa”, sarà grasso che cola se sopravviverà.
Il settore delle macchine utensili è una delle poche fiammelle che rimangono (terzo posto mondiale).
Il turismo? In generale caro e male organizzato ! Tuttavia non crederanno i sapientoni ( anche procedendo finalmente ad organizzarsi) che una nazione di sessanta milioni di abitanti possa campare gestendo solo ristoranti ed alberghi?
Che cosa è possibile fare per fermare tale incipiente disastro?
La soluzione è unica : sviluppare la ricerca.
Occorre tuttavia non permettere uno sviluppo di ricerca incontrollata, ma occorre uno sviluppo pianificato, tenendo conto che il male endemico italico è quello “di cercare di prendere soldi facendo niente”..
Ciò significa che la collettività deve stabilire a priori una serie di filiere di sviluppo e finanziare le ricerche prevalentemente in quelle direzioni, controllando il tutto con grande rigore.
Questa dichiarazione farà arricciare il naso a molti fautori della libera ricerca, ma ahimè non vi sono altre possibilità.
Vale tuttavia la pena di approfondire un po’ il problema.
La ricerca va divisa anzitutto in due rami : Ricerca di base e Ricerca applicata.

Ricerca di base
E’ la parte più teorica per la quale non è possibile fare previsioni sui risultati e sulla futura utilizzazione.
Per questo settore ogni Stato che si rispetti deve stanziare determinati fondi , controllando solo che chi ricerca non bari al gioco solo per avere finanziamenti , ricercando “acqua calda” come purtroppo spesso avviene in Italia.

Ricerca applicata
La ricerca applicata è quella per la quale sono chiaramente visibili gli obbiettivi applicativi.
Con tale tipo di ricerca è possibile effettuare preventivi in termini di tempi e costi, con una affidabilità statistica accettabile.
Affidabilità statistica accettabile significa poter prevedere le percentuali di successi e di insuccessi con buona approssimazione.
Per quanto si è detto più sopra occorrerebbe fare un piano nazionale per definire le filiere di ricerche applicate.
A titolo esemplificativo e non esaustivo le filiere di maggior interesse potrebbero essere :
- la filiera della geotermia che prevede lo sfruttamento delle rocce calde situate a grande profondità di cui l’Italia dispone in abbondanza.
Nazioni a noi vicine, come la Svizzera, l’Austria, la Francia e la Germania, stanno lavorando a tutta forza in questo settore, mentre da noi, invece , assolutamente zero ! Per quanto riguarda perforazioni profonde è bene sapere che l’Italia (ENI) sta abbandonando perfino le ricerche petrolifere.
- la filiera delle nuove tecnologie nucleari a sicurezza intrinseca , dato che, con la buona pace degli ambientalisti , non è pensabile di sopperire al fabbisogno energetico con le sole fonti rinnovabili.
Basti pensare che qualora si coprisse totalmente l’Italia con un tetto completo di pannelli solari si riuscirebbe a coprire circa la metà del fabbisogno energetico.
D’altra parte la strombazzata scoperta dell’idrogeno , che sta illudendo quasi tutti, dimentica volutamente che, allo stato attuale delle conoscenze, si richiede molto più energia ( nonché inquinamento) a produrre idrogeno di quanto se ne ricavi bruciandolo.
- la filiera delle ceramiche industriali quali sono quelle utilizzate nel campo dell’elettronica e nel campo delle strutture a bassissima dilatazione termica.
Siamo molto bravi a produrre ceramiche artistiche e piastrelle per bagno, ma nel campo industriale stiamo aspettando i soliti giapponesi.
- la filiera del software applicativo, ricco di possibilità specialmente nel settore del telecontrollo e della tele assistenza.
- la filiera aeronautica , relativa ad aerei di piccole e piccolissime dimensioni, nonché ad elicotteri per scopi specifici, dove abbiamo una tradizione affermata, anche se poco supportata.
Meglio finanziare la massa dei film inutili e che nessuno vorrà mai vedere, piuttosto che supportare , anche solo politicamente in campo internazionale il nostro settore aeronautico!
ed in fine, ma non ultima
- la filiera delle macchine operatrici, ricca già ora di grandi successi, anche questa poco e malamente supportata all’estero.
Considerazione finale.
L’Italia possiede un esercito così scassato (nel senso di poco e male armato) da non poter essere paragonato , neanche lontanamente, ad un qualunque degli eserciti occidentali, questo a causa di continui insufficienti stanziamenti.
L’Italia stanzia per la ricerca meno della metà , in percentuale, delle nazioni occidentali serie.
L’Italia ha carenze di stanziamento in altri settori vitali come l’agricoltura, la sanità ed altri.
Non sarà per caso dovuto al fatto che con quei soldi viene mantenuta una pletora di dipendenti pubblici che stanno al loro posto solo per rendere più costosa e complicata la vita agli altri cittadini che lavorano?

Nessun commento:

Posta un commento