ENERGIA SI; ENERGIA NO
Una serie di importanti accadimenti ,ultimo dei quali la carenza di gas, stanno evidenziando un gravissimo ; crescente rischio per l’Italia : il rischio di retrocedere nel novero dei paesi di serie B.
Ciononostante una serie di “anime candide” seguita a sperare nello “stellone” , al fine di risolvere il problema energetico ( e non solo quello).
Mi è capitato e mi capita tuttora di leggere scritti di persone che per la fisica in generale e per l’energetica in particolare hanno un amore non corrisposto, ma che comunque si impancano a discettare su argomenti un pò troppo complicati per il loro livello di preparazione.
Rimangano a casa a dilettarsi con le parole incrociate, ma non si avventurino in un campo così complesso, armati solo di qualche slogan verdastro!
Per loro e per tutti quelli che vogliono leggere argomentazioni fondate su basi rigorosamente scientifiche riportiamo alcune notazioni.
Futuri fabbisogni energetici.
Le previsioni indicano una media di incrementi dei fabbisogni di circa il 3-4 % annuo, su scala mondiale.
Le solite animucce dicono che non è vero:
A prescindere che oltre due miliardi di persone (Cina e India) hanno giustamente voglia di poter contare anche loro, in un futuro non troppo remoto,dei beni di cui disponiamo noi (televisione, frigorifero, e quant’altro) e non crediamo opportuno andargli a suggerire un “nuovo sistema di vita” , che preveda la mancanza di queste agevolazioni, pena l’essere più o meno violentemente maltrattati .
Anche nelle nazioni tecnologicamente più avanzate l’incremento di fabbisogno non si discosterà troppo da quei valori.
Se pensiamo allo sviluppo dell’industria vediamo che quasi ogni innovazione prevede un incremento del consumo di energia.
Nell’industria tessile ,ad esempio , all’aumento del numero dei telai per ogni addetto, ha sempre corrisposto un aumento del consumo di energia.
Nel settore delle macchine utensili ogni incremento di produttività è stato pagato energeticamente.
A ulteriore esempio, per il settore civile , dato che le estati diventano sempre più afose, l’incremento dell’uso del condizionamento, a casa come sul posto di lavoro, ha portato ad una prima crisi energetica estiva.
Questo fatale incremento dei fabbisogni, è anche dovuto ( non fosse altro) all’incremento del numero degli abitanti della terra .
A tale incremento si può tentare di rispondere con :
1.-Risparmio energetico
Che si debba cercare , attraverso nuove soluzioni tecnologiche , di risparmiare energia non è oggetto di discussione.
Ognuno desidera contenere l’incremento economico della proprie bollette energetiche.
E’ tuttavia pensabile di recuperare con i risparmi l’incremento del fabbisogno ?
Neanche per sogno.
Vediamo di fare quattro conti.
Il grosso dei consumi, ovviamente, è dato dal settore industriale (motori, trasformatori, ecc.)
Questi consumatori, che hanno una vita media di 20 anni saranno poi sostituiti da apparecchiature con una efficienza superione , che stimiamo di circa il 20% (stima ottimistica)
Poiché nessuna nazione possiede i mezzi finanziari per cambiare di scoppio tutte le attrezzature energivore non si potrà contare su di una cifra superiore all’1% di risparmio annuo che contro un fabbisogno del 3-4% risulta importante, ma non risolve il problema.
2.Energie rinnovabili
Le solite anime candide conoscono solo :
2.1-L’energia eolica
2.2-Il solare termico
2.3-Il fotovoltaico
2.4.-Le biomasse
2.5- L’energia idroelettrica
Non conoscono invece la geotermia di bassa e di alta profondità ( quasi certamente perchè ricordare tale possibilità fa dispiacere ai petrolieri) o perché le conoscenze della maggior parte degli ambientalisti non arrivano a tanto, avendo ricavato le loro cognizioni da manualetti tipo “Il manuale delle giovani marmotte”.
Vediamo ora le possibilità reali offerte da queste energie.
2.1-Energia eolica
Vale senzaltro la pena di sfruttarla, laddove possibile , ricordando tuttavia che il suo contributo , in Italia , non sarà mai rilevante.
La Danimarca, che ha uno sviluppo di coste di circa 7300 km copre con l’eolico circa il 20 % del suo fabbisogno ossia kwh/anno 8.000.000 kwh/anno
L’ Italia con uno sviluppo di 7600 km , ed un fabbisogno di 266.000.000 kwh/anno se le utilizzasse per intero infischiandosi della tutela dell’ambiente coprirebbe solo il 1.5-2% del fabbisogno.
Tuttavia anche in questo campo gli ambientalisti ha espresso il loro NO.
Perfino in una delle poche zone ventose d’Italia (la Sardegna) hanno detto che le installazioni dovrebbero essere fatte solamente nella zona industriale di Porto Torres (sic!)
2.2- Il solare termico
Molto vantaggioso anche se scarsamente utilizzato dalle anime candide ambientaliste, Permette di avere acqua calda gratis per tre quarti dell’anno, e, comunque di riscaldare con altri mezzi acqua gia leggermente tiepida.
Con il grande agitarsi che fanno gli amanti delle energie rinnovabili, dovremmo vedere i tetti delle abitazioni, costellati da pannelli, invece ………..
Interressante, conveniente ,consigliabilissimo,ma attraverso questa via non si risolvono gli enormi problemi energetici nazionali.
2.3 – Il solare fotovoltaico
Il costo di un sistema fotovoltaico per un ammontare di 3 kw di potenza costa , installato circa 20.000 €, con una produzione media di circa 2000 kwh/anno.
Immaginando una durata dell’impianto di 20 anni si avrebbe un costo di 0,5 €/kwh , ossia circa il quadruplo di quanto si paga ora.
Il fatto che intervenga lo Stato non significa nulla.
Poiché lo Stato siamo noi, significa solo che attraverso questa via si aumenta il costo del kwh, costo che grava sulle spalle dei contribuenti.
L’osservazione che questi interventi statali , sollecitando il consumo dei pannelli ne farebbero abbassare i costi è irrilevante in quanto il costo in energia necessaria a produrre tali pannelli è sempre spropositamente alto e quindi solamente se comparissse all’orizzonte tecnologico un tipo totalmente nuovo di pannello, che non utilizzasse il silicio si potrebbero nutrire speranze di valido utilizzo in un mercato non drogato.
2.4.- Le biomasse
Sino a non molto tempo fa gli ambientalisti erano contrari a bruciare legno o prodotti similari per non danneggiare il patrimonio boschivo e per non produrre CO2.
Ora che si è ampiamente dimostrato che in Italia tale patrimonio è addirittura aumentato ,si è trovato il solito trucchetto verbale per non dover confessare di aver sostenuto delle sciocchezze: bruciare legno produce sì CO2, ma tanto quanto le piante assorbono dall’aria e quindi il conto torna a zero.
Verissimo, ma come la mettiamo con la Diossina di cui il combustibile legno è uno dei massimi produttori?
Meglio far finta di niente in quanto nessuno è riuscito a dimostrare la morbilità della diossina se non propinata in dosi massicce.
I repentini cambi di significati si sono estesi agli impianti di incenerimento degli RSU che ora sono stati pomposamente ribattezzati termovalorizzatori , ma la menata è rimasta sempre la stessa.
Bruciamo quindi tranquillamente legno ed altre biomasse, anzi gassifichiamoli e produciamo energia elettrica, anche se questo settore non rappresenterà mai un’alternativa ai combustibili tradizionali.
Per confermare l’assunto voglio ricordare che Finlandia e Svezia mantengono nel nucleare un supporto enegetico di grande peso (Finlandia pari al 28% , avendo in aggiunta ordinato alla Francia una centrale di terza generazione e Svezia pari al al 46% essendo allo studio l’eventuale installazione di una nuova centrale ).
Per quanto riguarda il biodiesel va tutto bene.
Diamoci sotto a produrlo a patto che i petrolieri ce lo permettano………o se ne impadroniscano “regolando “ il mercato.
2.5- Energia idroelettrica
Attualmente , in Italia assorbe il 17 % del fabbisogno nazionale però …. una parte non irrilevante di questa energia viene prodotta ripompando l’acqua sfruttata ed utilizzando così l’energia di una seconda caduta.
Peccato che questo ripompaggio, che avviene di notte, si effettua utilizzando esclusivamente energia elettrica prodotta nelle centrali nucleari francesi.
Si è cominciato finalmente a sfruttare piccoli salti d’acqua per produrre energia con piccolissimi impianti idroelettrici di pochi kilowatt.
Alle cattive notizie che si abbattono sul nostro paese se ne aggiunge un’altra recente che tocca proprio il settore idroelettrico.
I laghi delle centrali sono a metà livello e le previsioni , a causa dello scarso innevamento , danno per certo , nei prossimi mesi estivi , un non indifferente buco.
Vedrete che gli ambientalisti proporrano di spegnere i condizionatori con la scusa che i nostri nonni non li avevano …….e che , quindi, dovremo pensare ad un nuovo sistema di vita.
Geotermia
E qui entriamo in pieno nella non conoscenza ambientalista, non conoscenza che fa fregare le mani ai petrolieri che vedono negletto un pericoloso concorrente.
Tutti (o speriamo quasi tutti) sanno di Larderello e dei suoi soffioni.
Purtroppo questo tipo di sfruttamento della geotermia è limitato a quanto il buon Dio ci mette a disposizione in termini di vapore naturale (che è molto poco).
Anche se nessuno si agita per sfruttare quanto sarebbe disponibile , che va da Abano a Pantelleria
Sarebbe tuttavia conveniente sfruttare anche il calore della terra in due modi differenti.
Con pompa di calore
Forando il terreno per profondità variabili tra i 50 ed i 150 metri con gli stessi mezzi utilizzati per produrre pozzi artesiani si trovano temperature più alte d’inverno di 4-5° rispetto all’ambiente esterno e d’estate di 4°-5° inferiori sempre rispetto all’ambiente esterno.
Facendo scorrere acqua in questi tubi si asporta “calore” che elevato di livello di temperatura mediante un dispositivo denominato pompa di calore se ne innalza adeguatamente la temperatura utilizzando questo calore per scaldare in inverno e per raffrescare d’estate.
Il dispositivo succitato funziona ad energia elettrica, ma il bilancio termico generale è sensibilmente conveniente.
Sfruttando Rocce calde
A mano a mano che si penetra nel sottosuolo si registra mediamente un incremento della temperatura di 10°-15° circa ogni 100 m., ciò significa che a profondità superiori a 1000 m si incontrano temperature che possono venir adeguatamente sfruttate iniettando acqua fredda e ricavandone acquan calda.
L’Ufficio Federale dell’Energia (UFE) svizzero, ha lanciato il progetto Deep Heat Mining che si completerà presso Basile, nel 2008, con l’entrata in funzione di una centrale geotermica.
Sempre in Svizzera (a due passi da noi) le gallerie stradali e ferroviarie drenano acque contemperature oscillanti dai 20 ° ai 40°.
Il potenziale geotermico in 15 gallerie ammonta a 30.000 KW, che rappresenta l’equivalente del fabbisogno di circa 4000 utenze domestiche.
6 gallerie sono gia sfruttate:
Hauenstein 150 alloggi
Ricken : sala polivalente; scuola materna,installazione della protezione civile
Gran San Bernardo : edificio e diversi locali
Furka : 177 appartamenti
San Gottardo : centro di manutenzione eutostradale
Mappo-Morettina : Stabile del centro sportivo e ricreativo
E ancora, a titolo di ulteriore esempio:
In Australia si lavora attivamente nella Hunter Walley e nel Cooper Basin
In Austria e Germania si sta operando su progetti analoghi.
E in Italia ?
Si è solo capaci di andare in giro con cartelli “Nucleare, no grazie !” , tanto non costa fatica.
Appare chiaro che l’unico paese, seduto sul caldo, in cui si dorme , dilettandosi con le poesie ambientaliste, rimane l’Italia.
CONCLUSIONI
Riteniemo opportuno , giunti a questo punto, delineare due paragrafi che intitoleremo così :
A.- Cosa si dovrebbe fare ?
B.- Che cosa si rischia col “non fare “ ?
A.-Che cosa si dovrebbe fare ?
Anzitutto un Piano Energetico Nazionale concordato tra maggioranza ed opposizione e dal quale vengano tassativamente escluse proposte stupide o dilatorie.
L’esigua minoranza dovrà democraticamente accettare quanto deciso dalla maggioranza, o andarsene, poiché non è più pensabile chi i meno danneggino i più alla luce di insensate filosofie.
Il piano energetico dovrebbe prevedete centrali termiche a gas, a carbone e nucleari di terza e di quarta generazione, riservando uno spazio minimo alle centrali a gasolio in quanto la cosa più folle che possa fare l’umanità è quella di usare il petrolio per bruciarlo.
Nel piano energetico dovrebbero entrare tutte le fonti energetiche rinnovabili con obbiettivo, entro 10 anni ( senza sussidi governativi che alterino la convenienza energetica ed economica ) l’8-10% del fabbisogno nazionale.
Perché le centrali a gas ?
Perché meno inquinanti
Perché ci sganciano almeno in parte dagli arabi.
Perché se gli ambientalisti alla Vendola la piantano con la sciocca opposizione agli impianti di gassificazione (assolutamente non inquinanti) possiamo approvigionarsi su un’amplissima gamma di potenziali fornitori.
Perché le centrali a carbone?
Perché grazie ai moderni sistemi di riduzione dei contenuti di zolfo ed ai sistemi di filtraggio fumi sono inquinanti tanto quanto le centrali a gasoli.
Perché il grosso dell’approvvigionamento è in paesi occidentali.
Perché le centrali nucleari di terza generazione?
Perché (sintetizziamo) :
Di piccola taglia (300-400MW)
Intrinsecamente sicure
Totalmente interrate
Disponibili entro 5-6 anni .
Perché sarebbe l’unica soluzione atta a produrre Idrogeno, in maniera tecnicamente,economicamente ed ambientalmente conveniente
Vogliamo ricordare che la Cina ha un Piano Energetico che prevede , oltre ad altri tipi di produttori di energia, la costruzione di ben 50 centrali nucleari di terza e quarta generazione !
Perché di quarta generazione ?
Perché autoproducendosi buona parte del combustibile rendono scarsamente dipendenti dai produttori di uranio.
Vogliamo ricordare che gli Indiani (forse perché più incolti degli ambientalisti nostrani) onde evitare ricatti stanno sviluppando a tutta forza le centrali nucleari al Torio (minerale di cui l’India abbonda)
Perché eliminando gli attinidi , che sono i residui radioattivi di più lunga durata produrrebbero scorie radioattive la cui durata è di un centinaio di anni (oltre che di quantità ridottissima)
Alla fine di tutto questo si raggiungerebbero gli obbiettivi di ridurre drasticamente il costo dell’energia e ci affrancheremmo dalla schiavitù araba.
Si tenga presente che con tutta la panoplia concorrente al petrolio gli sceicchi dovrebbero drasticamente ridurre i loro prezzi pena la loro caduta in miseria, non essendo stati capaci, con i lauti proventi petroliferi di sviluppare una valida economia nei loro paesi.
B.-Che cosa si rischia con “non fare” ?
Si rischia di fare aumentare in maniera esponenziale i già alti costi energetici.
Rammentiamo che , ad oggi, causa gli eccessivi costi dell’energia, sono stati totalmente chisi i settori di produzione delle leghe ferrose e dell’alluminio.
Si va diritti alla chiusura dei forni elettrici per la produzione degli acciai speciali , nonché del tessile sul quale il costo dell’energia incide molto di più che non il costo della manodopera.
Si rischia di trovarci sul gobbo le soluzioni già ventialte dai verdi :
riduzione della temperatura di riscaldamento
riduzione delle ore di riscaldamento
riduzione dell’illuminazione
riduzione della circolazione automobilistica
aumento delle tariffe energetiche per compensare gli aumentati costi di produzione e per incentivare il risparmio
ed infine, ciliegina sulla torta
Francia,Svizzera,Slovenia, Slovacchia ed altri stati vicini che produrranno sempre più energia da vendere all’Italia, ai prezzi economici e politici da loro dettati, e noi qui a pagare economicamente e politicamente.
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